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Grigory Sokolov, quando non servono le parole (Johann Sebastian Bach, Partita No. 1 BWV 825 - Ludwig Van Beethoven, Sonata Op. 10 No. 3)

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28/04/2020

Proposte di ascolto di Pino Pignatta

Johann Sebastian Bach
Partita No. 1 BWV 825
Ludwig Van Beethoven
Sonata Op. 10 No. 3
Grigory Sokolov, pianoforte
Trovate un’ora di tempo, e semplicemente sedetevi. Su una sedia comoda, se potete, su una poltrona, come in un auditorium, ma non buttati, abbandonati con pigrizia su un divano. Ben presenti a voi stessi. Il computer sul tavolo. Oppure al centro della stanza, con un paio di cuffie nelle orecchie. Sedetevi e regolate il respiro. Potete fare buio, se volete guardare le mani sulla tastiera oltre che ascoltare, anche se la musica non si guarda, non si “sente”, perchè si sente un rumore, un clacson, un cane che abbaia lontano. La musica si ascolta. Buio intorno a voi, buio in sala, come qui, a Aix-en-Provence, nel 2015, al Festival International de Piano de la Roque d'Anthéron. Suona il pianista russo Grigory Sokolov, che ha compiuto da pochi giorni 70 anni, è nato a San Pietroburgo il 18 aprile 1950. Scriviamo sempre lunghi commenti, ma le nostre parole servono a poco, soprattutto qui: sedetevi e ascoltate Bach, la Partita No. 1 BWV 825 scritta per clavicembalo, dal Preludio alla Giga. E poi Ludwig Van Beethoven, la Sonata Op. 10 No. 3: Presto, Largo e mesto, Minuetto, Rondò. E sul Largo e mesto provate a riconoscere voi stessi, perché questa è veramente una delle pagine in cui il doloroso pathos beethoveniano tocca uno dei suoi culmini.
E’ l’intera prima parte di un concerto. Una sola suggestione: all’inizio vedrete comparire la scritta “Réalisation: Bruno Monsaingeon”. Qualcuno potrebbe avere un sussulto: Bruno Monsaingeon è un regista e violinista francese che ha l’arte di filmare la musica e ha raggiunto la notorietà internazionale, negli anni Settanta, per i suoi video su e con Glenn Gould. E ascoltando Sokolov suonare all’inizio la pagina bachiana viene appunto in mente il pianista canadese, sia per la sua leggendaria interpretazione di questa Partita, attraverso le storiche incisioni della Cbs che ne hanno fatto un’icona del Novecento nelle esecuzioni di Bach al pianoforte, a partire dalle Variazioni Goldberg del 1955 (tra i dischi di musica classica più venduti di sempre), sia perché proprio attraverso i video di Monsaingeon l’arte di Gould, attraverso documentari e prese dirette, è arrivata al grande pubblico, dopo la decisione dell’artista di Toronto di lasciare il palcoscenico, i concerti, per dedicarsi alle sole registrazioni.
Dunque, vedere Grigory Sokolov qui, osservato da Monsaingeon, con le stesse inquadrature di allora, che riprendono il pianista russo mentre “canta” la Sarabande, anche se non in modo percepibile, com’era nel tratto del pianista canadese, è un po’ accettare che Gould sia tornato 35 anni dopo la morte: per la commovente affinità di lettura bachiana, la riconoscibilità delle voci, l’essenzialità del fraseggio, la cura maniacale degli abbellimenti, la ricerca di un suono timbricamente clavicembalistico, grazie a un tocco limpido e terso, pur se sgorga dal pianoforte che ha volumi e dinamiche impensabili per un cembalo. E’ come riascoltare Glenn Gould, ma allo stesso tempo Sokolov va oltre, per esempio nella Allemande, suonata con una scelta di metronomo totalmente differente da quella di Gould, più lenta, perché una Allemande non è una Courante, e il risultato è una cantabilità ancora più cristallina, un gioco di intarsi che lascia senza fiato.
Per i giornalisti è praticamente impossibile intervistare Sokolov. Tanto che un cortometraggio disponibile su YouTube, realizzato nel 2016, in lingua russa ma con sottotitoli in inglese, in cui si alternano le testimonianze di chi ha seguito da vicino la carriera del pianista russo da quando era ragazzo a oggi, si intitola “A conversation that never was”: perché si parla di Sokolov, si vedono le sue immagini di bambino al pianoforte, di giovane concertista, di musicista maturo e ancora oggi impegnato in lunghe tournée (8 concerti a luglio e sette ad agosto, coronavirus permettendo), ma non c’è una sola sua parola, un’affermazione, neppure un’inquadratura, un saluto, un sorriso, nulla. Non è tanto questione di riservatezza, o di timidezza. E’, verosimilmente, un approccio alla musica di tipo ascetico, che ricorda quello di Arturo Benedetti Michelangeli, dove l’arte è sacra: io ne sono interprete, il compositore viene prima di me, perché senza di lui non sarei nulla, e non c’è nessuna parola che io debba dire, se non essergli fedele. Un atteggiamento che sembra divistico, ma è tutto il contrario: è fuggire dai riflettori perché non c’è un Sokolov persona, uomo, che sia minimamente così importante come quelle note sul pentagramma.
Allora, per conoscere questo straordinario artista basta ascoltarlo: il Bach di questa Partita, oppure l’Arte della Fuga che potete gustarvi in un cd della Opus 111, insieme con la seconda Partita, la BWV 826, quella che inizia con la maestosa Sinfonia. E che dire delle sue letture, ineguagliabili, delle pagine di Jean-Philippe Rameau, tanto che oggi, sulla scena concertistica internazionale, è impossibile pensare al compositore francese barocco senza riferirsi a Grigory Sokolov, e viceversa, in una corrispondenza di “amorosi sensi” che si sognano anche i clavicembalisti più filologi.
Oppure il Brahms al tramonto della vita, quello essenziale e in filigrana dei Klavierstücke Op. 119, per esempio, che Sokolov interpreta dando sostanza alla nostalgia straziante di Brahms, un amore non corrisposto, nella gioia sensuale di un valzer, per tornare poi alla cruda realtà della vita. Ve li riproporremo, questi 4 pezzi pianistici brahmsiani, perché sta per uscire un disco della Deutsche Grammophon con il Beethoven e il Brahms di Sokolov.
Intanto, di Ludwig van Beethoven, non perdetevi, in questo video del concerto a Aix-en-Provence, la Sonata che segue la Partita di Bach: un primo tempo, Presto, brillante e virtuosistico, ma con chiari sprazzi melodici. E soprattutto il secondo movimento, Largo e mesto, di particolare intensità, scritto nella “tragica” tonalità di Re minore, quasi una sofferenza scolpita, in particolare nel “Mesto”, tanto che Beethoven, come racconta Roman Vlad, a chi chiedeva il significato di questa seconda parte della Sonata, rispose: «Tutti sentiranno che esso esprime lo stato d'animo in preda alla malinconia, con le varie sfumature di luce e ombra».
Buon ascolto.

Per approfondire l’ascolto

1) Johann Sebastian Bach
L’Arte della Fuga BWV 1080 – Partita No. 2 BWV 626
Grigory Sokolov, pianoforte (Opus 111, disponibile anche sugli store digitali)

2) Jean-Philippe Rameau
Sokolov: Schubert & Beethoven
Grigory Sokolov, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche sugli store digitali)

3) Mozart-Chopin-Rameau
The Salzburg Recital
Grigory Sokolov, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche sugli store digitali)

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