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25/06/2013

Fuoco e passione, melodia e potenza (Pëtr Il'ič Čajkovskij, Concerto per pianoforte e orchestra No. 1)




Pëtr Il’ič Čajkovskij
Concerto per piano e orchestra No. 1
Allegro non troppo e molto maestoso – Allegro con spirito 
Beatrice Rana, pianoforte; Danish Radio DR Orchestra


Servono nervi d’acciaio per eseguire questo Concerto. Energia e nervi d’acciaio. La pianista che lo affronta nel video di YouTube è giovane, pugliese, 20 anni, e di energia, nervi d’acciaio e talento ne ha da vendere. Con questa pagina di Pëtr Il’ič Čajkovskij, che scuote le vene di chiunque, musicista o non, appassionato o ascoltatore distratto, la ragazza salentina trasmette in modo molto diretto, visuale, la carica d’adrenalina necessaria per interpretare la partitura. La forza e la tempra che servono per stare sul pianoforte e al tempo stesso “domare” le scorribande orchestrali del compositore russo passano con efficacia a chi ascolta. Ed è proprio questo che Čajkovskij voleva: scuotere il pubblico dell’epoca – siamo tra il novembre 1874 e il febbraio 1875, a Mosca – e inondarlo, quasi travolgerlo, con una musica dalla carica innovativa, che si scontrava con gli schemi e le abitudini del pianismo di metà Ottocento.
La giovane in questione si chiama Beatrice Rana ed è appena arrivata seconda al Concorso pianistico “Van Cliburn” di Fort Worth, in Texas, una gara che ogni quattro anni attira i più forti talenti del mondo. Davanti a lei è arrivato soltanto il 26enne ucraino Vadym Kholodenko. Per raggiungere questo risultato, Beatrice ha studiato settimane fino a notte fonda. Ed è una tipa tosta, abituata a suonare musica tosta (con il Concerto No. 1 di Čajkovskij aveva debuttato a 17 anni, a Milano) e a trasmettere emozioni toste, artisticamente parlando, quelle capaci di darci la sferzata giusta al momento giusto. Beatrice è una giovane donna vigorosa, non molla mai, gira il mondo, vince concorsi, si è trasferita in Germania, parla inglese e tedesco, e a vent’anni ha in tasca una medaglia d’argento che vale oro. Il “post” sul profilo Facebook del mensile “Suonare News”, che a luglio la intervista in esclusiva e annuncia il secondo posto in America, è stato visto da oltre 25.000 persone. E dunque, su un sito che parla al dolore delle donne ci è sembrato giusto scegliere lei per la proposta d’ascolto via YouTube.
Sentendola e osservandola in questo primo movimento del Concerto per pianoforte n. 1 Op. 23 di Čajkovskij (Allegro non troppo e molto maestoso-Allegro con spirito, uno dei pezzi più celebri al mondo) non si può che essere d’accordo con le valutazioni del compositore italiano Alfredo Casella sull’opera e sullo stile del collega russo, in generale e in riferimento a questa particolare scrittura: «Una pagina di Čajkovskij è sempre un’emozione intensa: si rimane avviluppati nelle trame di un tessuto fatto di sensazioni tenere e drammatiche, di gesti e dinieghi che innalzano l’anima per poi sprofondarla nella cupa drammaticità dell’abisso. La crisi dei sentimenti, il dolore del confronto di un’anima con il mondo è in Čajkovskij motore di ogni azione; la crisi è poi fuga, o da se stesso, dalla propria diversità, o dalla Russia, alla ricerca di un altro mondo [...]». Una musica di volta in volta «felice oppure volgare, per la strumentazione “brillante”, per la forma solida sotto apparenze rapsodiche, per la capacità di emozionare il pubblico grazie a un senso infallibile dell’effetto e a un lirismo destinato a commuovere facilmente le masse popolari e piccolo-borghesi, effusione quindi di natura non molto elevata». 
L’ultima considerazione di Casella tradisce forse un approccio elitario all’arte e alla musica. Ma, certamente, Čajkovskij è anche questo: fuoco e passione, facilità di impasto melodico e potenza, popolarità e dinamismo. E proprio il suo primo concerto per pianoforte è celebre per la maestosità dell’abbraccio sinfonico. Scrive la rivista web “Musica Colta”: «Nel primo movimento all’orchestra è affidato l’attacco del tema principale, di grande solennità; lo strumento solista accompagna con poderosi e ampi accordi, come se fosse uno scampanio: una forma decisamente insolita. Dopo il pianoforte assurge a protagonista mentre l’orchestra si riduce a un semplice accompagnamento in pizzicato. Il solista non solo presenta il tema, ma al tempo stesso lo amplia con elaborazioni che gradualmente danno vita a figurazioni di estremo virtuosismo, finché l’orchestra riprende nuovamente il tema iniziale. L’intervento del corno fa da tramite tra primo e secondo tema: suonato inizialmente con tocco leggero, viene ammorbidito dal suono scherzoso dei flauti prima che gli archi sviluppino per esteso la cantabilità di questa idea musicale. Il movimento vive di contrasti netti, talvolta addirittura stridenti, attraversati da esplosive strutture atte ad accrescere l’intensità del discorso musicale».
Nel secondo movimento, Andantino semplice-Prestissimo, la scrittura ritorna dolce, il ritmo del primo movimento scompare, le note sul pianoforte assumono una cifra stilistica decisamente slava. Il terzo movimento, Allegro con fuoco, è un travolgente rondò che, come ha scritto il musicologo Giancarlo Moretti per l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, «è stato costruito con estrema cura per dare salda struttura a un discorso apparentemente rapsodico, con slancio ritmico e brillante colore orchestrale».
Dunque, un ascolto integrale di questo Concerto di Čajkovskij, soprattutto su disco o in auditorium davanti a un’orchestra in carne e ossa, lascia sulla pelle una carica di vitalità straordinaria e la sensazione che il compositore russo sapesse toccare le corde più profonde dell’anima attraverso l’uso sapiente della fantasia melodica, forse per regalare innanzitutto a se stesso una speranza, vista l’instabilità dei rapporti sentimentali che ne fecero per tutta la vita un uomo infelice. Il concerto fu inizialmente dedicato ad Anton Rubinstein, compositore e pianista vissuto nella Russia zarista dell’Ottocento. E proprio a lui Čajkovskij presentò il suo Primo Concerto per pianoforte e orchestra, in cerca d’approvazione e consiglio. Ma l’opera fu da Rubinstein giudicata malissimo, letteralmente “ineseguibile”. Invidia? Una sfida troppo forte per il gusto del pubblico moscovita dell’epoca? I celeberrimi accordi iniziali con cui Čajkovskij introduce il pianoforte, e che sono la porta d’ingresso all’energia che si sprigiona da questo Concerto, erano forse uno schiaffo non tollerabile per i tradizionalisti.
Resta il fatto che Čajkovskij non si perse d’animo (aveva certo più carattere di Rubinstein) e girò la dedica a Hans von Bülow, altra “stella” dell’epoca romantica, che ne fu entusiasta e lo inserì nel suo repertorio facendolo esordire a New York nello stesso anno, il 1875. Da allora è senz’altro, insieme con la Sesta Sinfonia “Patetica” e il balletto “Lo schiaccianoci”, la più nota delle composizioni di Čajkovskij, tanto da avere assunto i tratti del tipico concerto romantico: espressività, melodie di forte coinvolgimento emotivo, virtuosismo strumentale del solista. Per l’immediatezza del materiale sonoro sembra davvero che il brano sia scaturito di getto dalla penna dell’autore, grazie a una genuina ispirazione. E ovviamente la spontaneità e la freschezza comunicativa lo rendono estremamente godibile anche a chi si accosta a questo concerto proveniente da generi leggeri e più moderni.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Pëtr Il’ič Čajkovskij
Piano Concerto 
Berliner Philharmoniker; Martha Argerich, pianoforte; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

2) Pëtr Il’ič Čajkovskij, Violin Concerto; Felix Mendelssohn, Violin Concerto
London Symphony Orchestra – The Philadelphia Orchestra; Yitzhak Perlman, violino; André Previn – Eugene Ormandy, direttori (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

3) Pëtr Il’ič Čajkovskij
Piano Concerto No. 1
Berliner Philharmoniker; Evgenij Kissin, pianista; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes) 

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Parole chiave:
Forme musicali - Musica - Passione

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