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26/06/2012

Ecco la vita, tutta intera: la luce e le tenebre (W.A. Mozart, Sonata K457)




Wolfgang Amadeus Mozart
Sonata in do minore K457
Molto Allegro; Adagio; Allegro assai
Alfred Brendel, pianoforte


La drammatica Sonata in do minore K457 di Mozart si accende subito di passione, di contrapposizione tra gli opposti, di accenti vitali anche nelle tensioni più cupe, incide nella carne viva fin dalle prime battute, ed è uno “spettacolo” pianistico che l’austriaco Alfred Brendel mette in scena con rigore e tormento. Nei trilli iniziali, mozartiani alla massima potenza, e nella cantabilità nervosa e brunita dei registri più medio-gravi: ascoltate con attenzione l’interpretazione dal minuto 00:15, e vedrete la mano sinistra dipingere, come contrasto alla vitalità spensierata della destra sulle note più acute, le emozioni di Mozart più nascoste, il lato oscuro, l’ansia che convive con la gioia, la tenebra con la luce, in quella sintesi che si chiama vita, le cui contraddizioni e i cui slanci sono così bene articolati ed espressi, con generosità, nella musica del genio di Salisburgo.
Nella più pura espressione musicale del pianoforte solo – concertismo virtuosistico per eccellenza in tutti gli auditorium del mondo, strumento che la fa da padrone nella maggior parte dei cartelloni internazionali – abbiamo già frequentato il Mozart brillante della pagina per due pianoforti K448, nella versione di Baremboin e Lang Lang. Il nostro Amadeus è stato autore, delizioso e munifico, di belle e forti Sonate a partire dal 1775, più che altro per ammirazione, o forse per invidia, visto che sei partiture di Haydn, l’Op. 13, pubblicate a Berlino nel 1774, avevano avuto parecchio successo presso il pubblico dei dilettanti. Il che significava gloria e denaro.
Il corpus delle Sonate mozartiane che scavano più in profondità nel cuore di chi ascolta, e per i pianisti sono una vertigine interpretativa, è rappresentato dalle nove scritte nel decennio viennese: K330, 331, 332, 333, 475, 533-494 (all’incompiuta Sonata in fa maggiore K533 viene accostato, come Finale, un Andante K494 di caratteristiche affini), 545, 570, 576. Composte dal Salisburghese talvolta per fini didattici; altre volte per ragioni “commerciali”, e cioè per il proprio uso concertistico di “libero professionista” nella Vienna musicale che attende ancora l’arrivo del ciclone Beethoven; più spesso in vista di una pubblicazione, dunque tenendo presenti le esigenze degli acquirenti più assidui, gli strumentisti “dilettanti”, aristocratici o dell’alta borghesia. Non è un caso che sei di queste Sonate sfoderino un’evidente piacevolezza melodica unita a una tessitura non eccessivamente impegnativa dal punto di vista tecnico, essendo dedicate a non professionisti.
Ma complice un video di forte impatto emozionale, ritrovato su YouTube per caso, con uno stellare Alfred Brendel ripreso nell’ultima parte della sua parabola esecutiva, poco prima di ritirarsi dal concertismo attivo, abbiamo scelto questa Sonata, tra l’altro in versione integrale: la K457 in do minore, un episodio emotivamente isolato, scritta nell’ottobre 1784 mentre Mozart è assillato dalla produzione dei grandi Concerti per pianoforte, però lontana dalle atmosfere galanti, “leggere”, spensierate di questi Concerti, che proprio per queste caratteristiche deliziavano il pubblico degli spazi aperti della capitale austriaca, ed erano tra le musiche più redditizie, nel senso che il loro successo popolare garantiva a Mozart un’immediata gratificazione in termini di “cassetta”.
In questa fortunata ricchezza compositiva dei Concerti, Mozart sente il bisogno di fermarsi, di aprire un varco nella propria anima, di comporre musica per sé, quella con i destini artisticamente più alti, di compiere un viaggio introspettivo, testimonianza di un’ansia creativa dolorosa e profonda, specchio anche di una fatica di vivere segnata da difficoltà economiche e di salute. Il risultato è una vera Sonata, frutto del genio musicale, piuttosto che risultato di un’abilità “di mestiere”, da intrattenitore concertante: la K457 mostra la maestria di Mozart nel dominare anche sulla tastiera “solista” le categorie espressive della passione e del tormento, quindi musica pura, vera, arte autentica, che sfrutta tutte le peculiarità tecniche del pianoforte (un’espressività evidente in modo particolare nella lettura della portoghese Maria João Pires, una specialista del pianoforte mozartiano). Come ha scritto lo studioso Arrigo Quatrocchi, «c’è, in questo spartito, un’animazione di contrasti che si basa sul principio di una continua dialettica di princìpi opposti, trasmessa attraverso un virtuosismo drammatizzato, che sfrutta le differenze fra i registri, gli effetti di risonanza, le possenti ottave e la rapida scorrevolezza della mano destra».
Un episodio curioso legato a questa composizione K457 – che spiega forse il “pathos” evidente con cui Brendel esegue la Sonata, la sua totale dedizione emotiva, l’immedesimazione con la quale si mette “dalla parte” della filigrana pianistica di Mozart – è che la Sonata rischiava di andare perduta. Raccontano i musicologi che è stata pubblicata nel 1785 dall’editore Artaria, ma l’autografo è sparito in modo misterioso. I primi biografi di Mozart lo danno per perduto. In realtà era finito, non si sa bene come e quando, negli Stati Uniti post indipendenza dagli Inglesi, rilegato in un fascio di musiche di altri compositori. L’ultimo proprietario, un dilettante che amava far musica in chiesa, lo lasciò in eredità alla sua congregazione, che lo rinchiuse in una cassetta di sicurezza in banca. Nel 1990 finalmente salta fuori il tesoro, poi acquistato dal Mozarteum di Salisburgo per una cifra di circa un miliardo e seicento milioni di lire dell’epoca.
Il primo tempo, il Molto allegro iniziale, segna immediatamente i contrasti più forti di tutta la Sonata, “prende” per mano l’ascoltatore e senza cadute di tensione lo accompagna per tutto il movimento, facendo vivere sul pentagramma i conflitti interiori di Mozart: le forti ottave nel registro medio-grave che si contrappongono in piano nel registro medio-acuto. Una transizione conduce al secondo tema, dal carattere cantabile, sviluppato attraverso un dialogo di “domande” nel registro acuto e di “risposte” nel registro grave: lo osservate bene nella diteggiatura di Brendel che, per rispondere alle provocazioni della stessa mano destra, esegue le note scritte in partitura passando sopra la mano sinistra, impegnata nel registro medio in figurazioni di accompagnamento.
Il movimento lento centrale, l’Adagio, è un’oasi di meditazione, dove le inquietudini si sciolgono, i contrasti si appianano, quindi in questo senso è una parentesi assai efficace dal punto di vista terapeutico, perché è una metafora, attraverso il linguaggio dell’arte, di un appianamento delle apprensioni e delle ansie generate da ogni tipo di sofferenza, quel senso di pace fisiologica e mentale che si conquista come una vetta quando il dolore è battuto, vinto. Brendel ne è un testimone vivente: attacca in modo luminoso e calmo, dando pace al cuore e profondità al pensiero. L’Adagio si apre con un tema principale che si ripresenta una seconda e una terza volta sempre più arricchito di fioriture. È il centro contemplativo e malinconico della Sonata. Nel finale, l’Allegro assai, rientra in campo la varietà di stati d’animo che dà nerbo alla composizione, in un caleidoscopio di colori e “sapori” che generano una forte tensione armonica.
Scrive il biografo di Mozart Bernhard Paumgartner, salisburghese come Amadeus, a proposito del finale: «La Sonata K457, insieme con la Fantasia K475, improntata allo stesso stato d’animo, conserva sino alla fine il tono cupo e doloroso delle opere più prodigiose di Mozart, la passione, gli accenti gravi di presentimento. L’arte sonoristica di Mozart, che con la K310 aveva già raggiunto un punto culminante, pone piede con questa composizione in una fertilissima terra vergine. A parte la profondità, l’efficacia, la compitezza del tessuto musicale, la quantità di nuovi problemi tecnici pianistici, l’ultimo tempo, magistrale fusione delle forme di Rondò e di Sonata, costituisce un nuovo tipo di finale mozartiano, perché, insieme ad alcune pagine analoghe di Haydn, fissa le grandi linee formali del futuro Rondò di Beethoven».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Wolfgang Amadeus Mozart
Piano Sonatas
Maria João Pires, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

2) Wolfgang Amadeus Mozart
The Complete Piano Sonatas and Fantasies
Glenn Gould, pianoforte (Sony, disponibile anche su iTunes)

3) Franz Joseph Haydn
Piano Sonatas
Andràs Schiff, pianoforte (Teldec, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Ansia - Dolore - Forme musicali - Musica - Serenità

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