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06/03/2012

E la poesia diventa musica e colore (Claude Debussy, Prélude à l'après-midi d'un faune)




Claude Debussy
Prélude à l’après-midi d’un faune
Georges Prêtre, direttore d’orchestra


Avevamo già visto nelle pagine delle “Strategie per stare meglio”, a proposito del compositore francese Claude Debussy, come le “impressioni” dell’anima possano diventare suoni e bellezza, e quindi regalare squarci di meraviglia e sprazzi di colore, sonorità levigate, carezze armoniche, che riempiono la nostra vita infondendole forza, coraggio e ristoro. L’avevamo sperimentato ascoltando il Clair de lune, tratto dalla Suite Bergamasque pianistica, ma nella versione intima e raffinata per due chitarre di John Williams e di Juliam Bream.
Ora torniamo a quelle “impressioni” – così capaci di sintonizzarsi sulle corde delle nostre emozioni e sullo stato d’animo di ciascuno di noi, anche sulle frequenze della sofferenza e del disagio – con il Debussy orchestrale del Prélude à l’après-midi d’un faune, cioè “Preludio al pomeriggio di un fauno”: una composizione che, eseguita per la prima volta a Parigi nel dicembre 1894, diede letteralmente inizio a un’epoca nuova per la storia della musica occidentale, appunto quella dell’Impressionismo.
Dentro l’impasto sonoro di questo Prélude – dove in un’atmosfera impalpabile si fondono le tenerezze degli archi, le pennellate dell’arpa e il timbro quasi evanescente dei “legni”, cioè degli strumenti a fiato, con echi dei corni di brahmsiana memoria – c’è quasi, diremmo oggi con il linguaggio contemporaneo del cinema e della letteratura per ragazzi, un mondo fantasy che si schiude davanti ai nostri occhi: considerato oggi dopo le varie “Cronache di Narnia”, il richiamo al “fauno” è quanto di più cinematografico ci si potesse immaginare all’alba del XX secolo; oppure, meno prosaicamente, un’interpretazione poetica e trasfigurata della realtà, una sospensione temporanea, magica e benefica della coscienza e del nostro essere “presenti”, per cui ancora una volta il linguaggio introdotto da Debussy agli inizi del Novecento è tra i più “lenitivi” perché ci stacca dal vivere quotidiano con la pura potenza del suono e del colore strumentale, con la forza dell’immaginazione e della mente.
Vale la pena precisare, per gustarsi appieno la scarica di “adrenalina” rigenerante del Prélude, che non dobbiamo considerare il termine “Impressionismo” nel senso di una gretta imitazione della natura con i mezzi sonori. Affidandoci alle parole autorevoli del compositore Giacomo Manzoni, questo stile «significa in Debussy la capacità di annotare musicalmente le sensazioni che all’Io provengono da una serie di impulsi esteriori, il bisogno di eludere il disegno chiaro e classicamente limpido per lasciare il passo all’immediata emotività, a un’ipersensibilità che fa della musica quasi il sismografo, il mezzo di registrazione diretta delle impressioni più diverse».
Ora anche il dolore e la sofferenza, oltre che segni evidenti nel fisico, lasciano impressioni nell’animo, nel senso che lo “impressionano”, come l’immagine sulla vecchia pellicola o nei file digitali delle moderne fotocamere. Ecco: gli occhi chiusi di Georges Prêtre all’inizio del video che vi proponiamo questa settimana, la sua pausa di raccoglimento (momento portentoso di “musica” perché, lo ricordiamo, anche il silenzio ha un valore nel discorso armonico) prima dell’ingresso del flauto, degli oboi e delle quattro note del corno che ci trasportano immediatamente in una dimensione parallela, sembrano andare a riprendere, a rispolverare, queste emozioni “impressionate” sulla pellicola della nostra esistenza, sembrano volerle riportare alla luce, salvarle da un oblio, dare loro i colori dei suoni anziché delle ombre, per sperimentare momenti di luce e serenità, anziché attimi di angoscia e di oppressione.
Formalmente il “Prélude a l’après-midi d’un faune” è un brano ispirato a una poesia di Stephane Mallarmé. La lirica del poeta francese evoca un fauno innamorato che suona il flauto mentre è perso in pensieri per la propria amata. Le ninfe lo soccorrono e il fauno esprime questa felicità intonando sul flauto una melodia aperta, serena. E alla fine la sua stessa musica lo fa cadere in un sonno profondo e appagante. Si può dire che Debussy vada oltre Mallarmé, dando al “fauno” una prospettiva che forse la sola poesia non avrebbe avuto: i timbri del nascente Impressionismo musicale regalano al poema una delicatezza meno intellettuale e più universale; l’impiego di certi strumenti come il flauto, il corno, l’arpa, la scrittura dei legni e degli ottoni donano alla scena, come ha scritto Pierre Boulez, «una leggerezza incomparabile».
Lo stesso Mallarmé, dopo un’iniziale sorpresa, apprezzò la pagina di Debussy, al quale inviò il seguente commento: «Questa musica prolunga l’emozione del mio poema e ne fissa lo scenario più appassionatamente del colore». Si tratta di una composizione semplice, lineare, senza pomposità orchestrali, che si snoda su due temi portanti: il primo enunciato dal flauto solo, senza accompagnamento, sospeso, etereo, con venature di sogno e anche sensuali; il secondo tema è affidato in modo più definito agli strumenti a fiato. A mano a mano si allarga il respiro dell’orchestra, sino a quando ritorna il tema del flauto, più penetrante e incantevole, e alla fine due corni raccolgono i frammenti del primo motivo sulla delicata tessitura delle arpe.
Dobbiamo ricordare che Debussy compose questo Prélude poco più che trentenne. Quindi, in un periodo come quello d’inizio Novecento, segnato dalle profonde inquietudini del nuovo secolo, dagli albori della psicanalisi, dalla fine dei vecchi equilibri politici, dal comparire di una poetica nuova, dall’impiego liberatorio del colore anche in pittura. Il compositore francese è colpito dall’intenso clima sensuale della poesia di Mallarmé; trascrive sul pentagramma queste impressioni lasciandoci una pagina che trabocca di passione, di entusiasmo, di ottimismo. Non bisogna leggere questo lavoro, ascoltando e riascoltando i suoi suoni, i suoi timbri, come una pagina semplicemente descrittiva (e questo vale per tutte le creazioni di Debussy). Ma occorre cogliere, nel riflesso dei suoi “colori”, la profondità di un animo sensibile, fertile alle emozioni poetiche che nell’arte dei suoni trovano, almeno sino al periodo delle avanguardie storiche, una più efficace definizione espressiva. È una musica che riempie di colore, e di calore, la nostra vita.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Claude Debussy
Prélude à l’après-midi d’un faune, La Mer, Clair de lune, Nocturnes
L’Orchestre de la Suisse Romande; Ernest Ansermet, direttore (Harrison James Music, disponibile anche su iTunes) - Vivamente consigliato

2) Claude Debussy
Prélude à l’après-midi d’un faune; La Mer; Images
Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia; Leonard Bernstein, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

3) Claude Debussy
Prélude à l’après-midi d’un faune
Cleveland Orchestra; Pierre Boulez, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Impressionismo - Musica - Poesia - Serenità

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