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19/02/2019

Due passi nell'inverno di Buenos Aires (Astor Piazzolla, Invierno Porteño, da "Cuatro Estaciones Porteñas")




Astor Piazzolla
Invierno Porteño (da “Cuatro Estaciones Porteñas”)
Mari Silje Samuelsen, violino; Håkon Samuelsen, violoncello; Trondheim Soloists


Proviamo a fare insieme un esperimento musicale, mentre il freddo morde ancora, prima che sugli alberi compaiano le gemme della primavera. Passiamo da un inverno all’altro, cambiando secolo, orchestrazione, piani ritmici e timbrici. Cambiando anche emisfero, non solo culturale, ma anche geografico, passando da quello boreale, dove noi viviamo, a quello australe, cercando riparo e calore attraverso la musica del compositore argentino Astor Piazzolla.
Dopo esserci gustati l’Inverno vivaldiano, abbandoniamoci all’inverno di Buenos Aires, dove il gelo coincide con la nostra estate. E’ dunque di là da venire il freddo pungente argentino: oggi nella capitale si registrano 29 gradi, ma noi che ci siamo ancora dentro possiamo misurare l’interpretazione che ne ha dato Astor Piazzolla, le emozioni che l’inverno di Buenos Aires ha lasciato sul suo pentagramma, nelle sonorità e nei ritmi del tango sottoposto a processi di raffinazione tali da farlo diventare un classico.
Piazzolla scrive, tra il 1965 e il 1970, “Quattro Estaciones Porteñas”, omaggio al genio del Settecento strumentale italiano. Questo che ascoltiamo è l’Invierno, e un confronto delle due opere, un ascolto parallelo, prima Vivaldi poi Piazzolla, poi ancora uno e l’altro, può fare emergere una nostra preferenza, una sensibilità tutta personale verso una lettura rispetto all’altra, a seconda di quale delle due pagine ci dà maggiore conforto rispetto alla malinconia dell’inverno, con la sua luce ridotta, la rigidità del clima, il freddo esteriore e interiore.
Ma, innanzitutto, per capire, spieghiamo perché Piazzolla lo chiama “porteño” il suo inverno. In spagnolo “porteño” significa abitante o originario di un porto, di una città adagiata su un porto. Però, nello spagnolo argentino, è anche il patronimico usato per indicare gli abitanti di Buenos Aires, capitale dell’Argentina. Non solo: con un significato nel significato, il tango, da cui deriva e sgorga la nuova musica di Piazzolla, è porteño perché era soprattutto nelle milongas del porto di Buenos Aires che andava in scena quella straordinaria miscela di nostalgia e dolore degli emigrati, soprattutto italiani e spagnoli, che raggiungevano l’Argentina in cerca di fortuna e incontravano nel tango un momento per sfogare la tristezza di essere così lontani dalla propria terra. Questo spiega perché, se osservate bene due autentici ballerini di tango argentino, non li vedrete mai ridere anche se si guardano, anche se si abbracciano. Non c’era niente da ridere. C’era solo un vortice di malinconia.
Nel mondo musicale classico di questo Paese, l’Argentina, al fianco di Carlos Guastavino il nome che spicca di più a livello internazionale è certamente quello di Astor Piazzolla (1921-1992), una specie di eroe nazionale per alcuni e di “traditore” per altri, ma comunque uno degli artisti più innovatori del Ventesimo secolo. Inizialmente rifiutato dai compositori del tango popolare, Piazzolla ha rivoluzionato le tendenze musicali sino a quel momento radicate nella cultura argentina, elevando il tango da semplice consuetudine nazionale a espressione artistica di portata globale. Il sogno di Piazzolla era semplice: prendere il tango, cioè una danza – come Bach ha preso l’Allemande, la Courante o la Bourrée – e sublimarlo, facendolo diventare, da porteño, universale. Si può dire che, nei tempi lunghi dell’arte, ci sia riuscito, e lo possiamo toccare con mano anche ascoltando questo “Invierno”, che si allontana, forse per sempre, dal Rio de la Plata per incontrare, in ogni luogo, in ogni tempo, Antonio Vivaldi. Dunque, il tango è passato dall’essere solo un’abitudine da strada, o da milonga, a far parte del repertorio nelle grandi sale da concerto.
E così Astor Piazzolla ha portato il suo bandoneon, che più argentino non può essere, perché il suo timbro evoca all’istante tutto un mondo di melodie, di colori, di profumi, sul terreno barocco delle “Quattro stagioni”, piegando il senso del tango verso una musica descrittiva, programmatica, che ha l’ambizione di raccontare le stesse sensazioni climatiche vivaldiane, ma partendo da un universo di suoni completamente diverso. Antonio Vivaldi compose le sue Stagioni come parte di una raccolta di concerti, “Il cimento dell’armonia e dell’inventione” Op. 8, dodici concerti per violino solo, archi e basso continuo. I primi quattro, composti da tre movimenti ciascuno (veloce - lento - veloce) sono appunto conosciuti come “Quattro Stagioni”, e in essi il compositore veneziano include effetti sonori che descrivono la natura. Quando Astor Piazzolla scrive le sue quattro stagioni di Buenos Aires, lo fa in un modo molto diverso, sebbene ispirato da Vivaldi nel dialogo tra “cimento”, cioè bravura solistica, e “inventione”, struttura armonica. Però Piazzolla compone le sue Stagioni non come un gruppo di pezzi in una collezione, ma inizialmente a se stanti, per poi alla fine assemblarli in una suite. Sebbene si tratti di musica completamente diversa da quella di Vivaldi, l’intenzione di descrivere sentimenti profondi legati alla natura è molto simile.
Dal violino, protagonista assoluto voluto da Vivaldi, si passa qui al bandoneon, strumento ampiamente utilizzato nel tango argentino; la strumentazione originale comprende anche chitarra elettrica, pianoforte, violino (o viola), anche se sono possibili numerosi arrangiamenti e orchestrazioni con l’approvazione dello stesso compositore. Nel nostro caso, per esempio, la violinista norvegese Mari Silje Samuelsen duetta in questa meravigliosa edizione con il violoncellista Håkon Samuelsen, sul tappeto degli archi dei Trondheim Soloists, in una esecuzione che sembra plasticamente incarnare il sogno di Piazzolla: le sonorità dei suoi tanghi, delle sue milonghe, nati dal cuore di Buenos Aires, trovano spazio fra gli archi di un complesso di squisita tradizione europea, generando quella sublimazione universale che Piazzolla ha inseguito per tutta la vita.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Astor Piazzolla
Las Cuatro Estaciones
Camerata de Coahuila (Quindecim Recordings)

2) Hommage à Piazzolla by Gidon Kremer
Gidon Kremer, violino (Nonesuch Records, disponibile anche su iTunes)

3) Antonio Vivaldi
Quattro Stagioni
Europa Galante; Fabio Biondi, direttore (Opus 111, disponibile anche su Apple Music e su Google Play)

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Parole chiave:
Culture - Musica - Natura - Strumenti musicali

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