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26/06/2017

Delizie barocche per una terapia con la musica (Georg Friedrich Händel, dal Concerto grosso Op. 6 No. 1)




Georg Friedrich Händel
Dal Concerto grosso Op. 6 No. 1
Allegro
Tafelmusik Baroque Orchestra; Jeanne Lamon, direttore


Della musica capace di curare, d’essere riabilitativa in molti settori della medicina e della chirurgia, di “music medicine” e di “music therapy” – dove nel primo caso s’intende il semplice ascolto di brani che danno conforto psicofisico, e nel secondo un uso professionale della musica applicata alla gestione della malattia, con un terapeuta specializzato nell’impiego di determinati brani per alleviare la sofferenza in quadri post-operatori o in condizioni critiche di dolore – s’è recentemente parlato alla Fondazione Maugeri di Pavia, dove si è svolto il decimo Congresso della Società Italiana Riabilitazione in Alta specializzazione (SIRAS). In un’intervista rilasciata al quotidiano “La Stampa” di Torino, Alfredo Raglio, musicoterapeuta e ricercatore della Maugeri, spiega: «Sono numerose le patologie che traggono beneficio dalla musicoterapia. Si agisce, di volta in volta, laddove lo richiede la malattia: concentrandosi sugli aspetti relazionali, sulla memoria e l’attenzione, sul coordinamento motorio, sullo stress, o sulla connettività fra aree lesionate».
Durante il congresso (8 -9 giugno), un’intera sessione è stata dedicata a “Musicoterapia e neuroscienze”, con interessanti relazioni, per esempio, sul rapporto fra musica e riabilitazione cognitiva, musica e intelligenza artificiale per la terapia. Quest’ultima ha presentato i risultati di un sistema esperto ideato all’Università di Malaga e capace di scrivere musica per specifiche condizioni cliniche, da ninna nanne per i neonati a brani ritmati per i malati di Parkinson.
Durante l’evento è emerso che soprattutto all’estero, più che in Italia, la musicoterapia fonda ormai la propria esperienza su un’ampia casistica e su rigorosi criteri di scientificità, documentati sulle più prestigiose riviste medico-scientifiche. Una di queste, il prestigioso “The Lancet”, ha pubblicato uno studio intitolato “Music as an aid for postoperative recovery in adults: a systematic review and meta-analysis” (del quale parliamo questa settimana nella rubrica “Flash dalla ricerca medica internazionale”), in cui gli scienziati spiegano che «la musica potrebbe essere offerta come un modo per aiutare i pazienti a ridurre il dolore e l’ansia durante il periodo postoperatorio».
Scorrendo l’articolo, per esempio, scopriamo che due gruppi di pazienti, subito dopo un’operazione a cuore aperto, o più avanti nel decorso, sono stati sottoposti a 60 minuti di musica barocca, come completamento del percorso anestesiologico. Allora abbiamo provato a immaginare anche noi, per voi, una sperimentazione più semplice di “music medicine”, da fare cioè a casa, sintonizzata sul grande repertorio del Settecento, e in particolare su un gigante del Barocco maturo, Georg Friedrich Händel, o semplicemente “Handel”, senza dieresi, come lo chiamano gli inglesi che lo considerano un proprio compositore e l’hanno naturalizzato. Perché va ricordato che Handel è a tutti gli effetti un autore tedesco, contemporaneo di Bach, come lui nato nel 1685, ma che a differenza di quest’ultimo – che non ha mai, per tutta la vita, oltrepassato i confini della Germania – è diventato uno degli artisti più cosmopoliti della sua epoca, e ha trovato gloria a Londra, diventando amato e ricchissimo soprattutto per gli Oratori ma anche per tanta musica orchestrale.
Anche Handel, come l’Antonín Dvořák della scorsa puntata, manca da tempo in questo spazio “per stare meglio”, oltre due anni. L’ultima volta vi avevamo proposto “Lascia Ch’io Pianga”, celeberrima melodia tratta dal Rinaldo, opera seria in tre atti, in italiano, composta all’inizio del Settecento, quando Handel era ancora “tedesco”. In questa puntata vi presentiamo invece un ascolto puramente strumentale tratto da uno dei suoi capolavori, i 12 Concerti grossi per archi Op. 6, la vetta della produzione non vocale del Maestro di Halle, autentici capisaldi dell’arte barocca come lo sono i Brandeburghesi di Bach. I Concerti grossi di Handel appartengono già al periodo inglese, essendo stati scritti nel 1734, quando era cittadino britannico da sette anni. E’ lo stesso compositore a farli stampare, diventando impresario di se stesso, con il titolo inglese di “Grand Concertos”. Sono tutti, si potrebbe dire, “dipinti con la tecnica dell’affresco musicale” cara a Handel, cioè con libertà di spaziare tra i vari disegni ritmici e ampia articolazione in tempi mossi e lenti, ma con una differenza precisa rispetto a Bach: il “concertino” (che si oppone al “tutti”) dei 12 Concerti handeliani è sempre rigidamente costituito da due violini che dialogano; mentre Bach preferiva variare il duo di solisti di pagina in pagina.
Dei 12 Concerti grossi Op. 6 di Handel vi proponiamo in particolare l’Allegro tratto dal No. 1, tra i più eseguiti e popolari. Adatto, crediamo, a un ascolto in cui prevale la volontà di guardare alla musica come spazio di pace, di recupero terapeutico, di infusione di energie nuove. Il primo Concerto grosso di Handel, infatti, ha un carattere vigoroso, maestoso, e in questo frammento dell’Allegro anche finemente intarsiato in senso melodico. Anche se poi i 12 Concerti handeliani oscillano sempre, tutti quanti, fra un carattere estroverso e introverso, fra una benefica forza vitale e i cupi contrasti drammatici che a tratti accompagnano i nostri giorni, l’alternanza dei quali bene doveva essere chiara anche a Handel nella società e nelle vicende personali dei suoi tempi.
Il frammento è eseguito dalla Tafelmusik Baroque Orchestra, diretta da Jeanne Lamon, nell’ambito del cosiddetto “House of dreams”, un viaggio musicale filmato nei luoghi dell’arte barocca, per esempio nella celebre casa di Handel a Londra, al 25 di Brook Street, quartiere di Mayfair, oppure nei palazzi storici e nei caffè di Venezia, sullo sfondo le tele di Vermeer, Canaletto e Watteau. Insomma, un viaggio nella bellezza musicale e non solo. Per un’edizione discografica vi consigliamo invece l’abbagliante esecuzione del nostro, italianissimo, Giardino Armonico.
Buon ascolto.

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Per approfondire lascolto

1) Georg Friedrich Händel
Concerti grossi Op. 6 Nos 1-12
Il Giardino Armonico; Giovanni Antonini, direttore (Decca, disponibile anche Apple Music e Google Play)

2) Georg Friedrich Händel
The complete Water Music
Consort of London (Collins Classics, disponibile anche Apple Music e Google Play)

3) Georg Friedrich Händel
Operatic Arias
David Daniels, controtenore
Orchestra of the Age of Enlightment; Sir Roger Norrington, direttore (Erato, disponibile anche Apple Music e Google Play)

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Parole chiave:
Musica - Musicoterapia - Pace - Ricerca scientifica - Serenità

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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