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18/09/2012

Con la musica oltre la malattia (L. Van Beethoven, dal Quartetto in La minore Op. 132, Allegro appassionato)




Ludwig Van Beethoven
Quartetto in La minore Op. 132
Allegro appassionato
Quartetto Italiano


Un “video” fatto di un’immagine fissa, in realtà un documento sonoro storico, una rarità, con la musica che accompagna la fotografia di un quartetto. È un’eccezione per noi che proponiamo da sempre concertisti “in carne e ossa”, ma questa volta ne vale la pena. Primo, perché quello che vedete nella foto è il Quartetto Italiano, uno dei più straordinari ensemble da camera che abbiano attraversato il Novecento, sui palcoscenici e su disco. Secondo, perché l'ultimo musicista a destra è Piero Farulli, la viola di questo Quartetto storico, didatta, talent scout, anima dei corsi estivi all’Accademia Chigiana di Siena, fondatore della Scuola di Fiesole, punto di riferimento non solo per l’alto perfezionamento musicale post-conservatorio ma cuore di un metodo di studio e di preparazione dei giovani che ha fatto di Fiesole, sulle colline intorno a Firenze, un centro artistico di fama mondiale.
Piero Farulli è morto due settimane fa, nell’indifferenza quasi generale, anche nelle pagine culturali dei grandi quotidiani italiani. Il che la dice lunga sull’attenzione che il nostro Paese, culla del melodramma con Monteverdi e della musica strumentale, ha nei confronti dei suoi artisti più celebri. Dunque, questo documento intende rendergli memoria, ed è l’occasione giusta (migliore, dal punto di vista esecutivo, non potrebbe esserci) per tornare ad ascoltare uno dei capolavori della letteratura cameristica, il Quartetto per archi Op. 132 di Ludwig Van Beethoven, del quale avevamo già proposto il terzo movimento, la cui leggendaria incisione da parte del Quartetto Italiano ha un valore aggiunto anche per l’interpretazione delle trame “violistiche” da parte di Piero Farulli.
Torniamo quindi alla beethoveniana Op. 132, che fa parte dei quartetti del cosiddetto ultimo periodo del genio di Bonn. E questa volta vi proponiamo l’ascolto del quinto e ultimo movimento, l’Allegro appassionato. Del Quartetto Op. 132, come dicevamo, vi avevamo già proposto il terzo movimento, il più studiato dai musicologi e anche il più celebre per via di svariate “rapine” cinematografiche, per esempio nel film dello scrittore Alessandro Baricco, “Lezione ventuno”. Film sulla Sinfonia N. 9, con una colonna sonora quasi interamente beethoveniana (a parte un Rossini e un Vivaldi) che “schiera” anche l’Op. 132, proprio la terza sezione, scritta nel 1825 dopo una lunga malattia del compositore tedesco. Il quale ha dato al terzo movimento del Quartetto un titolo esplicito: Heiliger Dankgesang ein Genesenen an die Gottheit, in der lydischen Tonart, che significa appunto “Canzona di ringraziamento offerta alla divinità da un guarito, in modo lidio”. Il modo lidio, tecnicamente parlando, è un’antica scala d’ispirazione religiosa che corrisponde alla scala di Fa nei due principali modi, maggiore e minore, ma senza al suo interno la nota di Si bemolle, e che per la peculiare costruzione armonica ha la capacità di dare al brano una tonalità di preghiera, d’invocazione, spirituale. Bene: per ringraziare la “divinità” dell’infermità scampata, Beethoven compone una musica, come abbiamo scritto nella precedente proposta d’ascolto, istintivamente vicina e cara a chi sperimenta, o ha sperimentato, dolore e malattia.
Lavorando sull’Op 132, infatti, durante l’inverno 1824-1825, Beethoven si ammalò gravemente al fegato, d’infiammazione all’intestino, e di altre dolorose e debilitanti patologie addominali. Condizioni di salute che lo lasciarono seriamente provato. Nonostante questo, terminò il quartetto nel luglio 1825, insieme con altre due pagine, Op. 127 e Op. 130, composte alla corte di un nobile russo, violoncellista dilettante, il Principe Galitzin. Gli studi musicologici sui manoscritti rivelano che inizialmente Beethoven aveva pensato di scrivere il quartetto nei tradizionali quattro movimenti. Ma proprio perché finalmente riusciva a rimettersi, pensò di sostituire i due centrali con tre movimenti, uno dei quali è appunto la “Canzona di ringraziamento”. E nonostante l’intero Quartetto Op.132 sia percorso da forte tensione emotiva, con un impasto armonico che scava nel profondo, non c’è dubbio che dopo il terzo movimento sia proprio l’Allegro appassionato a dare all’intera opera il senso di una medicina dell’anima, di una via d’uscita dalla malattia.
Sono due le prime immediate, e contrastanti, impressioni che sgorgano spontanee dal fluire dalla “conclusione” assegnata da Beethoven al Quartetto, con un ritornello che somiglia a un trascinante valzer. La melodia di base e il carattere lirico sono via via modificati da una turbolenta iniezione d’energia sonora, che per un verso può essere considerata come la concreta presa di coscienza, in termini di note sul pentagramma, del trionfo finale sulla malattia: l’uomo ne esce vincitore, guarito, in una specie di calda felicità, esattamente come quando soffriamo e poi torniamo a stare bene, sensazione impagabile di sollievo e speranza. Ma per un altro verso, secondo una diversa sensibilità rispetto alla stessa musica, l’Allegro appassionato può essere ascoltato come un “addio”, un abbandono fiducioso al destino (in un certo senso il tema destino accompagna Beethoven per tutta la vita, dopo avere “bussato” imperiosamente alla sua porta con la Quinta Sinfonia). Il tema melodico e il discorso armonico che Beethoven sceglie per terminare il Quartetto suggeriscono che anche l’estrema via di fuga dal dolore, cioè la morte, può avvenire con la mano leggera dell’arte, della poesia, della danza, senza che sia una maledetta linea d’ombra che prende alla gola per la paura del buio senza fine.
E proprio nella Coda di questo Allegro conclusivo, il territorio più estremo del Quartetto, Beethoven prosegue, si potrebbe dire, il gioco delle trasformazioni emotive che ha coltivato lungo tutta la composizione. Imprime una svolta alle sue stesse indicazioni di ritmo, accelerando in modo evidente la velocità del tema (che viene sviluppato nei confini più acuti dell’estensione del violoncello) e trasportando (in termini tecnici si dice “modulando”) la tonalità da quella d’impianto in La minore – quindi da un’atmosfera malinconica e dimessa – a un convinto La maggiore, normalmente capace di comunicare luminosità, ottimismo, prospettive positive. E tutto questo in una dimensione liberatoria, visto che l'ultima emozione provata da chi ascolta è una pellicola “impressionata” dal benessere ritrovato o, in termini più escatologici, il segno di un trapasso nella serenità. Ma di là da tutto questo, se riflettete bene, ciò che appare straordinario è che, alla fine di un Quartetto segnato da problemi di salute, e terminato con la guarigione, Beethoven non mette un Allegro “semplice”, ma un Allegro “appassionato”. Cioè, è la passione che per lui fa la differenza. Come dire: anche l’appassionante forza della musica è in grado di trascinarvi fuori dalla malattia.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Ludwig Van Beethoven:
The String Quartets
Amadeus Quartet (Deutsche Grammophon)

2) Ludwig Van Beethoven:
The Late String Quartets
Quartetto Italiano (Universal International Music, disponibile anche su iTunes)

3) Wolfgang Amadeus Mozart:
The String Quartets
Quartetto Italiano (Universal International Music, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Guarigione - Malattia - Morte - Musica - Nostalgia - Serenità

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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