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18/09/2018

Canto di nostalgia al tramonto della vita (Fryderyk Chopin, Mazurka Op. 59 No. 2)




Fryderyk Chopin
Mazurka Op. 59 No. 2
Dmitry Shishkin, pianoforte


Il Mendelssohn della Sinfonia “Italiana”, che abbiamo apprezzato nell’ultimo ascolto, il 4 novembre 1844 scrive una lettera a Chopin. Contiene una richiesta privata, particolare, che è insieme una dichiarazione d’ammirazione, la preghiera di ricevere un balsamo musicale, e la richiesta di un regalo, di una dedica: «Saresti così gentile, mio vecchio amico, da mandarmi poche battute di musica, con il tuo autografo, precisando che le hai composte per mia moglie?». Chopin aveva di solito una bassa opinione dei colleghi compositori. Ma con Mendelssohn era diverso, al tempo di questa lettera l’amicizia durava da circa 20 anni. E così il compositore polacco accetta con piacere la richiesta e quasi un anno dopo, ottobre 1845, manda a Mendelssohn una partitura autografa: la Mazurka in La bemolle maggiore op. 59 No. 2, seconda di tre che aveva scritto con lo stesso numero d’opera. Precisando: «Permettetemi di ricordarvi che anche se avete ammiratori più fedeli, nessuno è più sincero di me».
Vi porgiamo l’ascolto di questa delicata, e tenue, melodia nell’interpretazione di un giovane pianista russo, Dmitry Shishkin, che all’epoca di questa esecuzione aveva 24 anni, una decina in meno di quando Chopin l’ha composta, a 35 anni. C’è in questa musica, ancora una volta, la grazia dell’artista che sente le forze svanire ma trova nell’arte il guizzo e l’energia per rendere tutto meraviglioso, anche la sofferenza. E forse, ascoltandola, potete immaginare l’emozione della moglie di Mendelssohn per un regalo tanto prezioso. Vi proponiamo proprio la seconda Mazurka Op. 59, quella richiesta nella lettera, ma anche la prima e la terza sono di una delicatezza estrema, per lo stato d’animo di Chopin nello scriverle, come tutte le altre Mazurke: esprimono l’anima della Polonia, la terra natale da lui mai dimenticata, e il ricordo delle sofferenze e la povertà dei contadini polacchi.
Scrive in un bel saggio la musicologa siciliana Marta Cutugno: «Le Mazurche, le 17 Polacche e altre composizioni, sono dedicate all’amatissima patria e da lei traggono ispirazione. Annoiato dalla vita dei salotti, mostrava finta pacatezza e calma all’esterno ma, dentro sé, malediva il momento in cui aveva deciso di lasciare Varsavia, e tra serate, concerti e sfoghi ipocondriaci con i suoi medici, trovava il tempo di trasferire i disagi sul pianoforte. Grandi malinconie lo stringevano, nel quotidiano e nelle ricorrenze, e difficilmente non percepiva la solitudine anche in mezzo a tanta gente».
E Chopin stesso conferma questo suo mondo interiore, le tinte velate di nostalgia riversate sul pentagramma, verso la fine dei suoi anni, una vigilia di Natale, annotando i pensieri mentre entrava nella cattedrale di Santo Stefano, a Vienna: «Dietro di me una tomba; sotto i miei piedi una tomba. Ne mancava solo una sopra la mia testa. Una lugubre armonia si sollevò in me… Più che mai sentii la mia solitudine». Il mattino dopo, ancora nelle parole di Chopin, «nacque il Notturno in si bemolle minore (Op. 9, ndr), nel quale, alla fine, mi tornò tra le dita, ma non più furioso, solo doloroso, quel tale accordo che la scienza dell’armonia non sa spiegare».
La dolcezza tipica dei Notturni l’abbiamo qui ascoltata dalle mani di Pollini, nell’Op. 27 No. 2. E come la Barcarola in fa diesis maggiore op. 60, capace di anticipare le sonorità iridescenti dell’impressionismo francese (anche questa già proposta nelle “Strategie per stare meglio”) le tre Mazurke Op. 59 sono uno degli ultimi capolavori del compositore polacco, che riposa nel cimitero Père Lachaise di Parigi, dove sono sepolti i grandi di Francia, ma il cui cuore, per suo stesso volere, è conservato a Varsavia.
La Mazurka, storicamente, era una danza nazionale originaria della Mozovia, regione polacca, o forse deriva etimologicamente da Mazurek, un villaggio nei pressi di Varsavia, o da Mazur, il contadino polacco. Un genere, oggi diremmo folk, nato per dare voce alle condizioni spesso poverissime dei braccianti. Erano affidate, spiegano gli etnomusicologi, al suono della duda, una cornamusa locale. E nelle 57 Mazurche Chopin fa palpitare questo cuore antico della Polonia. Ovviamente, come sempre è accaduto nella storia della musica – in Brahms, in Rachmaninov, nello spagnolo Manuel De Falla, nell’ungherese Bela Bartok, solo per citarne alcuni – i grandi compositori attingono al folclore, agli idiomi nazionali, per elevare alle cime dell’arte anche le espressioni più sofferenti dei loro popoli.
Chopin non è stato da meno, ha ridefinito il genere, presentandolo al pubblico prima polacco, poi viennese e infine, dal 1831, parigino. Le Mazurche chopiniane, composte tra il 1820 e il 1849, «mantengono i tratti caratteristici della danza polacca», annota ancora la musicologa, «votati tuttavia a un gusto più raffinato che riesce ad abbracciare stati d’animo agli antipodi, assoluta gioia o devastante malinconia».
Ed è proprio la malinconia che percepiamo, netta, ascoltando il giovane pianista russo, e le altre interpretazioni leggendarie di questa Mazurka Op. 59 No. 2, quelle di Vladimir Horowitz o dell’argentina Martha Argerich. E’ una danza lieve, delicata, che trasmette dolcezza e tenerezza verso la terra polacca, dove si percepisce la capacità di sfumare la sofferenza anche fisica nella melodia, in un impasto di emozioni, tra l’amore per la patria e la condizione esistenziale.
L’ultima Mazurka, Op. 68 – consigliamo possibilmente quella di Arturo Benedetti Michelangeli – che è anche in assoluto l’ultima composizione di Chopin, è scritta nell’anno della morte: a Parigi, nell’appartamento al numero 12 di Place Vendome, fulminato dalla tisi a soli 39 anni, dopo una lunga e lenta agonia. Un canto dolente che riflette le condizioni del musicista: febbre, allucinazioni. Sullo sfondo di contesto cromatico inquieto, preda di turbamento, incubi, angoscia. Eppure ci abbraccia «una melodia dolcissima e pura» (Accademia di Santa Cecilia).
Buon ascolto.

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Per approfondire lascolto

1) Fryderyk Chopin
Late Works: Op. 59-64
Maurizio Pollini, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Fryderyk Chopin
10 Mazurkas, Prélude Op. 45, Ballata Op. 23 & Scherzo Op. 31
Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Fryderyk Chopin
4 Ballate; Berceuse; Barcarole
Evgenj Kissin, pianoforte (RCA-BMG, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Danza - Melodia - Musica da camera - Nostalgia

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