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24/12/2013

Canti di Natale, musica del cuore




Si va dalle suggestioni pop alle austere letture sinfonico-orchestrali, dalle strofe quasi sussurrate dei grandi “crooner” americani alle zampogne di paese delle tradizioni umbre e abruzzesi. I canti di Natale dominano la scena musicale di questi giorni e accendono la passione di bambini e adulti. Sono, a tratti, irresistibili, se musicalmente rigorosi e non banali; e comunque la si pensi, trasmettono le emozioni giuste, di serenità, in famiglia o con gli amici, e ci aiutano a dimenticare e a stare bene. Non c’è spot, proposta commerciale o recita scolastica che non ne faccia un ingrediente indispensabile.
Le ascoltiamo una volta l’anno e poi spariscono, certo. Eppure con le atmosfere natalizie si sono misurati e si misurano i più grandi artisti: siamo inondati dalle voci intramontabili di Frank Sinatra e Dean Martin, dalle impennate vocali del duo jazz Ella Fitzgerald-Louis Armstrong, senza tralasciare i più celebri direttori d’orchestra che incidono ed eseguono musiche sacre e profane, dal vivo, la vigilia o il giorno di Natale, o alcuni appuntamenti tipici del repertorio tedesco (ma universale) come le Cantate di Bach, o il suo “Weihnachtsoratorium”. E su altri terreni meno formali è ormai un classico “Happy Christmas (War is over)” di John Lennon; oppure le tinte gospel, anche troppo mercificate da panettoni e torroni, di “Oh Happy Day”. E non c’è religione che tenga: i canti natalizi in questo periodo, e sino all’Epifania, attraversano le giornate dei cattolici, dei luterani, dei protestanti. Ovunque il cristianesimo abbia lasciato un segno di fede e di passione, anche esteriore, per la Natività.
Questo repertorio – capace come pochi, in questo periodo, di sintonizzare il nostro benessere con l’atmosfera della festa – può essere suddiviso in due grandi filoni: quelli prettamente religiosi, devozionali, anche mistici, che vedono il 25 dicembre come un giorno di felicità non solo esteriore e mondana, ma anche profondamente spirituale, tanto che i testi sono decisamente improntati alla religiosità più autentica. Uno di questi, per esempio, è “Adeste fideles”, che tutti noi conosciamo da quando siamo bambini, appuntamento immancabile nei cori di ogni parrocchia. E’ un canto natalizio di cui l’unica certezza è il nome del copista di testo e melodia: un certo Sir John Francis Wade, che lo avrebbe trascritto da un tema popolare irlandese nel 1743-1744 per l’uso di un coro cattolico, a Douai, cittadina nel nord della Francia, a quel tempo rifugio per i cattolici perseguitati dai protestanti nelle Isole Britanniche. Ecco le prime quattro strofe più conosciute, quelle che ciascuno di noi ha cantato almeno una volta nella vita:

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Adeste fideles

Adeste fideles / læti triumphantes / venite, venite in Bethlehem. / Natum videte / regem angelorum. / Venite adoremus / venite adoremus / venite adoremus / Dominum.

Accorrete fedeli / felici ed esultanti / venite, venite a Betlemme. / Vedete, è nato il re degli angeli. / Venite adoriamo / Venite adoriamo / Venite adoriamo / Il Signore.

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Ovviamente a questa categoria “spirituale” appartengono anche i canti tramandati da un’antica tradizione orale, capaci di affinare lo spirito e rinsaldare i valori religiosi. Come tu “Tu scendi dalle stelle”, composta nel dicembre 1754 a Nola, da Alfonso Maria de’ Liguori. E’ senza ombra di dubbio il più famoso canto natalizio italiano. Che a sua volta deriva da un’altra idea dello stesso autore, d’impronta decisamente popolare e popolaresca, e cioè “Quanno nascette Ninno”, scritto in dialetto napoletano. Ma la tradizione italiana dei canti natalizi riguarda anche l’Italia settentrionale che, già dal Seicento, intona molte ninne-nanne dedicate a Gesù bambino, le più note delle quali sono bergamasche e veneziane.
Poi c’è l’altro filone dei canti natalizi, quelli meno devozionali, decisamente più laici, che si sintonizzano soprattutto sull’atmosfera magica del Natale come giorno di pace, di amore, di speranza, di fratellanza, e in cui prevalgono i segni tipici di questa festa: la neve, le slitte, i pupazzi, i dolci, i bambini, i regali, il camino acceso, le decorazioni e, soprattutto, l’immancabile albero della tradizione nordica addobbato con le luci (mentre più vicino alle nostre tradizioni è il presepe). E l’albero di Natale, in tedesco “Tannebaum”, è il protagonista assoluto di un canto della tradizione: “Oh Tannebaum”, una delle più famose canzoni natalizie di ogni tempo, la cui melodia è di autore anonimo, di derivazione popolare, databile fra il XVI e il XVII secolo, anche se qualcuno ipotizza origini medievali, e pubblicata per la prima volta nel 1799. Le parole, invece, sono state scritte nel 1819 dall’organista di Lipsia Joachim August Zarnack. Ecco il testo della prima strofa:

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Oh Tannenbaum

Oh Tannenbaum, Oh Tannenbaum / Wie grün sind deine Blätter! / Du grünst nicht nur zur Sommerzeit / Nein auch im Winter wenn es schneit / O Tannenbaum / Wie grün sind deine Blätter!

Oh albero di Natale, oh albero di Natale / come sono verdi le tue foglie! / Tu sei verde non solo d’estate. / No, anche in inverno quando nevica! / Oh albero di Natale, oh albero di Natale / come sono verdi le tue foglie!

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Poi c’è tutto il patrimonio di canzoni natalizie inglesi e americane, le cosiddette Christmas Carols, cantate da adulti, bambini, scolaresche nel Regno Unito e in particolare negli Stati Uniti. E qui la palma del canto natalizio più celebre in assoluto se lo giocano “Jingle Bells” e “White Christmas”. La prima è stato scritta da James Pierpont nel 1857, ma nel tempo sono state create numerose versioni. Ecco i primi versi in inglese:

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Jingle Bells

Dashing through the snow / in a one-horse open sleigh, / over the fields we go, laughing all the way. / Bells on bobtail ring, making spirits bright. / What fun it is to ride and sing a sleighing song tonight. / Jingle bells, jingle bells, jingle all the way.

Correndo nella neve / su una slitta trainata da un cavallo / attraversiamo i campi / ridendo lungo la strada. / Le campane sulla coda del cavallo suonano / rendendo gli animi luminosi / Com’è divertente cavalcare e cantare / una canzone da slitta stanotte. / Le campane suonano, le campane suonano / suonano lungo la strada.

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Altrettanto nota e gettonatissima in questo periodo, soprattutto in chiave commerciale, è “White Christmas”, scritta da un grande compositore, Irving Berlin. Di essa sono state eseguite innumerevoli cover, molte in lingua italiana con il titolo “Bianco Natale”. I biografi raccontano che la mattina dopo aver scritto la canzone, Berlin corse nel suo ufficio e disse alla segretaria: «Prendi la penna, prendi appunti, ho appena scritto la mia migliore canzone, la migliore che chiunque abbia mai scritto!». Era senza dubbio vero. L’incisione più famosa di “White Christmas” è quella di Bing Crosby, registrata nel 1942. Crosby fu riconvocato dagli studi di incisione della Decca (la stessa etichetta di tanti capolavori della musica classica) il 18 marzo 1947, per registrare nuovamente White Christmas, in quanto il master originale s’era danneggiato per l’usura. E fecero il possibile affinché la nuova registrazione fosse identica alla precedente, convocando nuovamente la Trotter Orchestra e i Darby Singers. Crosby mostrò sempre molta umiltà nei confronti di questo successo, attribuendone il merito più alla canzone che a se stesso. Anche se la sua voce pastosa e calda ha certo il merito di dare sostanza all’aspetto nostalgico e malinconico del testo, dove “sognare un Natale imbiancato dalla neve, come quelli di una volta” è ancora oggi il sogno di tutti noi quando Natale arriva. Il disco di Bing Crosby è ricordato anche per essere il secondo più venduto della storia, oltre 50 milioni di copie, e dalla sua uscita, nel 1949, non è mai andato fuori produzione. Ecco la prima storica strofa:

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White Christmas

I’m dreaming of a white Christmas / Just like the ones I used to know, / Where the treetops glisten, / and children listen / To hear sleigh bells in the snow.

Sto sognando un bianco Natale / proprio come quelli che ho vissuto, / dove le cime degli alberi luccicano /e i bambini stanno attenti per ascoltare / le campane della slitta nella neve.

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Chiudiamo con un altro immortale classico natalizio: “Stille Nacht”. Qui l’origine è tutta austriaca, dove il Natale, tra Vienna e Salisburgo, è sentitissimo e segnato musicalmente dai tradizionali concerti di ottoni lungo le strade, davanti a turisti in piedi che si scaldano con tazze di vino caldo alla cannella e strudel di mele. Le parole della canzone sono state scritte dal sacerdote Joseph Mohr, nel 1816, mentre la musica è stata composta da un altro grande, Franz Xaver Gruber, organista ad Oberndorf, vicino Salisburgo, la vigilia di Natale del 1818. Oggi è una delle più note e conosciute canzoni natalizie ed è stata tradotta in più di 300 lingue. La versione italiana, “Astro del ciel”, non è una semplice traduzione dal tedesco, ma un testo originale scritto dal sacerdote bergamasco Angelo Meli (1901-1970) e pubblicata nel 1937 delle Edizioni Carrara di Bergamo. Ecco la prima strofa:

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Stille Nacht

Stille Nacht! Heilige Nacht! / Alles schläft; einsam wacht / Nur das traute hochheilige Paar. / Holder Knabe im lockigen Haar, / Schlafe in himmlischer Ruh! / Schlafe in himmlischer Ruh!

Notte silenziosa, notte sacra! / Tutto dorme, veglia in disparte / solo la santissima coppia. / Bimbo grazioso con i capelli ricci / dormi in pace celeste! / Dormi in pace celeste!

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Tutti questi canti sono stati registrati in migliaia di versioni differenti, con diversi complessi strumentali e vocali, e declinati in tutti i generi possibili, dalla leggera al concerto sinfonico, passando per lo swing e le sintetizzazioni elettroniche, arrivando, ahinoi, persino alle suonerie di tablet e smartphone. Dunque, un consiglio per approfondire è quasi impossibile. Nei negozi e sulle librerie digitali di iTunes e Google Play Music trovate un’offerta ricchissima di miscellanee e versioni originali, con voci, orchestre, complessi da camera, tenori, soprani, cori, gospel, attori, voci bianche, voci nere. Basta scrivere “White Christmas” o “Tu scendi dalle stelle” e la discografia è impressionante. Lo stesso vale per YouTube o Facebook: grazie ai social network potete ascoltare praticamente tutto. I dischi storici sono tutti presenti. Noi ve ne proponiamo due: White Christmas cantata da Bing Crosby, e poi un medley del più popolare crooner di oggi, il canadese Michael Bublé, 38 anni, in una selezione delle più belle Christmas Carols.
E con questi due video vi porgiamo i nostri auguri più sinceri di un Felice Natale!
Buon ascolto.

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Parole chiave:
Musica - Spiritualità

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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