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30/12/2014

Buon Anno con la leggerezza della Musique de Table (Georg Philipp Telemann)




George Philipp Telemann
Ouverture en mi mineur
Première Prioduction de la Musique de Table
Hesperion XX; Jordi Savall, direttore


E’ durante le feste di fine anno, da Natale all’Epifania, che più è presente nel nostro immaginario l’idea del banchetto, del convivio, dello stare a tavola come espressione d’unità familiare e di relazioni sociali allargate. In particolare accade la sera dell’ultimo giorno dell’anno, quando sembrano non avere posto il silenzio, la misura, la discrezione, e dove invece s’avverte la necessità, quasi l’obbligo, di festeggiare sempre e comunque, a qualsiasi costo, alzando i toni, riempiendo l’ambiente di suoni, voci, rumori, parole. La tavola di San Silvestro, che precede il conto alla rovescia per il Capodanno, ne è da sempre la cornice gastronomica e di costume più frequentata, con ricchezza e varietà di cibi, e relativa offerta di musica martellante, danze, schiamazzi. E allora quest’anno, se volete provare a concedervi un sottofondo diverso per il cenone, qualche ora d’allegria meno urlata e più avvolgente, più carezzevole per l’anima, vi proponiamo un’alternativa questa sì sontuosa, la più musicalmente sontuosa che sia mai stata concepita.
Circa tre secoli fa, all’inizio del Settecento (ovviamente tra l’aristocrazia, la Rivoluzione francese era ancora di là da venire) esisteva una prassi durante le occasioni ufficiali di ritrovo attorno alle tavole imbandite: la cosiddetta Tafelmusik, e cioè musica destinata all’esecuzione durante i banchetti, nei castelli, nelle dimore della nobiltà. Era dunque, inevitabilmente, un repertorio di andamento scorrevole, squisitamente strumentale, una sorta di musica leggera dei tempi, ma non per questo povera di qualità compositiva e melodica. E il capolavoro assoluto di questa immensa produzione artistica – riservata allora a pochi eletti, oggi conservata nelle biblioteche di mezza Europa grazie ai manoscritti giunti sino a noi – non poteva che essere opera del musicista più mondano ed estroverso del tempo, più sensibile ai diversi stili, più eclettico, capace di formarsi insieme alla scuola tedesca, polacca, francese e italiana: George Philipp Telemann, contemporaneo di Johann Sebastian Bach e di Georg Friedrich Händel, ma anche dei francesi François Couperin e Jean-Philippe Rameau, uno dei maggiori protagonisti del repertorio tardo-barocco.
Telemann era un musicista esperto, con idee compositive estrose, parecchio disinvolto sia sul pentagramma sia nell’ambiente aristocratico, dove sapeva muoversi con scaltrezza: nel 1721, per esempio, fu nominato Kantor ad Amburgo e direttore delle cinque principali chiese, con l’obbligo di comporre due Cantate per ogni domenica, una Passione all’anno, diversi Oratori e tanta musica strumentale per occasioni religiose e civili, ma con un interesse personale per composizioni e allestimenti d’Opera. Questi ultimi erano però osteggiati dalle autorità e dai suoi committenti. Telemann allora decise di partecipare al concorso per Kantor di Lipsia, con la classica mossa di ritorsione professionale. A quel punto il Consiglio municipale di Amburgo rilanciò aumentandogli lo stipendio e lasciandogli libertà di scrivere ciò che voleva (decisione che, tra l’altro, rese vacante il posto a Lipsia, dove il concorso alla Thomaskirche fu vinto da un certo Johann Sebastian Bach).
Telemann fu un lavoratore instancabile. La sua produzione, sterminata e in fase di rivalutazione, supera quella di Bach e Händel messe insieme: 40 Opere, 12 cicli completi di Cantate e Mottetti (circa tremila pezzi in tutto), 44 Passioni, tante pagine sacre, e soprattutto centinaia di lavori orchestrali e da camera, serenate, concerti, suite, ouverture all’italiana e alla francese, dove si dimostrò curioso di tentare forme nuove, con una spiccata tendenza a una sorta di “musica a programma” ante litteram, con pagine per giochi d’acqua, oppure scene di caccia. Ed è qui che, in particolare, il compositore mostra il vero volto d’interprete delle passioni di corte, del gusto dell’epoca, di animatore della vita musicale delle città in cui visse: Parigi, Amburgo, Cracovia, la corte polacca dove nel 1714 incontra Bach ed è padrino di battesimo del figlio Carl Philipp Emanuel. Il metodo di comporre di Telemann era improntato alla vivacità e freschezza del tessuto musicale, ingredienti che tanto benessere possono trasmetterci ancora oggi senza la necessità di impegnarci in eccessive profondità armoniche e contrappuntistiche, perché, come ha scritto il direttore d’orchestra inglese recentemente scomparso, Christopher Hogwood, «scriveva con facilità discorsiva senza scadere nella pedanteria, accompagnando un felice senso della melodia con una proprietà di orchestrazione invidiata da molti contemporanei».
Di questa meravigliosa freschezza melodica abbiamo un esempio proprio nella sua Tafelmusik: la “Musique de Table”, questo il titolo originale stampato sul frontespizio della partitura (in francese, secondo la prassi dell’epoca) della sua più fortunata e celebre raccolta di opere strumentali, pubblicata in tre Parti (chiamate da Telemann Productions) e in tre differenti periodi di quell’anno, il 1733, in cui vide la luce: la ricorrenza dell’Ascensione, la festa di San Michele Arcangelo e il Natale. Tafelmusik, dunque, o Musique de Table, o musica per i banchetti: e mettendo su l’integrale di queste pagine, che sono un concentrato mirabile di tutta l’arte e di tutte le forme musicali del Settecento – nella versione leggendaria del Concentus Musikus Wien, o nella lettura più recente della Freiburger Barockorchester – non è difficile immaginare Telemann alla corte di due suoi nobili amici di Amburgo, Rudolp e Hieronimus Burmester, tra nobildonne e tavolate principesche, accolto e riverito come Kapellmeister e applaudito a scena aperta per l’Allegro del suo Concerto a tre violini in fa maggiore, gemma contenuta nella seconda “Production” della Musique de Table.
E non solo per l’Allegro: che dire, infatti, del successivo Largo, in cui una musica sostanzialmente concepita per accompagnare i commensali si fa incanto e spazio di pace interiore? Perché le tre Parti sono insieme un campionario di tutti i generi strumentali allora di moda: ciascuna delle “trois Productions”, infatti, è introdotta da una solenne Ouverture in stile francese a 7 strumenti, un Quartetto, un Concerto, una Triosonata, una Sonata solistica (rispettivamente per flauto, violino e oboe) e una Conclusione ancora a 7 strumenti. Dunque, tutto ciò che a partire dal Seicento la storia della musica aveva prodotto in termini di differenze timbriche e di forme nelle quali organizzare il materiale sonoro, si ritrova in quest’opera, che è una specie di “summa”, di stato dell’arte di allora: nelle Sonate per strumento solo della Tafelmusik, così come nei Quartetti o nei Trii, il compositore impiega sia la vecchia forma in quattro movimenti sia quella nuova (per l’epoca) a tre movimenti. E ognuna delle Productions della Musique de Table è un programma completo di concerto, con tutte le possibili combinazioni tra strumenti.
E questo ci aiuta a capire anche un’altra caratteristica della fantasia compositiva di Telemann. Oltre che per il flauto dolce o traverso, per il violino o per il cembalo, il compositore mostra curiosità per ogni tipo di accostamento timbrico, e lo fa impiegando tutti gli strumenti allora già conosciuti o che si affacciavano sulla scena musicale: viola da gamba, liuto, oboe d’amore, fagotto, tromba selvatica, corno da caccia. Uno sperimentatore, insomma, che nel caso della Musique de Table, dove si passa dalla vitalità ritmica della Ouverture alla delicatezza della Triosonata, sapeva incontrare perfettamente il gusto dell’epoca, seppur in modo lineare, senza eccessive arditezze armoniche. Questo, tuttavia, non deve ingannare l’ascoltatore moderno: si tratta di arte di consumo nel senso più alto del termine, e non va intesa come una mera musica di sottofondo, o come un banale accompagnamento al tintinnio di bicchieri, coltelli e forchette. Al tempo di Telemann era suonata tra una portata e l’altra, oppure dopo il pranzo. Ai musicisti era richiesto impegno e ai commensali la stessa attenzione riservata au concerti. Tra l’altro, rispondendo a una richiesta di sonorità che nella prima metà del Settecento lasciava già filtrare lo stile galante, tanto che Telemann è considerato un anello di congiunzione tra il barocco e il rococò tedesco, una figura di transizione tra Bach e Mozart.
Un’ultima annotazione ci permette di ricordare il modo davvero curioso in cui è nata questa Musique de Table: non dalla protezione di un mecenate, dal finanziamento di un nobile sostenitore, ma dalla capacità di Telemann d’essere imprenditore di se stesso. Oltre che studioso di lingue e di botanica, infatti, il compositore era appassionato di editoria e aveva imparato a incidere le lastre in rame per la stampa. E così proprio in questi giorni di 282 anni fa, precisamente il 9 dicembre 1732, pubblicò un annuncio sul quotidiano di Amburgo: “A partire dal nuovo anno 1733, gli amanti della musica potranno contare su un grande lavoro strumentale, intitolato Musique de Table, nato dalla penna di George Philipp Telemann. Le sottoscrizioni sono aperte e sono pagabili trimestralmente”. In pratica, la sua intenzione era garantirsi il recupero delle spese, e le entrate per il proprio sostentamento, con una preventiva sottoscrizione. L’iniziativa ebbe un largo successo: a 52 anni Telemann era una celebrità e alla fine l’opera poté contare su 206 sottoscrittori, tra i quali Handel, Joachin Quantz e Bach, mentre il più celebre flautista dell’epoca, Michel Blavet, ne prenotò ben sei copie.
Buon ascolto e tanti auguri!

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Per approfondire l'ascolto

1) George Philipp Telemann
Musique de Table - TafelMusik - Banquet Music
Concentus Musicus Wien; Nikolaus Harnoncourt, direttore (Teldec, disponibile anche su iTunes e su Google Play Music)

2) George Philipp Telemann
Musique de Table
Freiburger BarockOrchester (Harmonia Mundi, disponibile anche su iTunes e su Google Play Music)

3) George Philipp Telemann
6 Sonate Metodiche
Frans Bruggen, Anner Bylsma, Gustav Leonhardt (RCA Victor)

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Parole chiave:
Felicità - Forme musicali - Musica - Strumenti musicali

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