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09/08/2011

Attraverso il dolore, la gioia (Ludwig Van Beethoven, dalla Sinfonia n. 6 op. 67)




Ludwig Van Beethoven
Allegretto, dalla Sinfonia n. 6 op. 67
“Hirtengesang. Frohe und dankbare Gefühle nach dem Sturm” (Canto pastorale. Sentimenti di benevolenza e ringraziamento alla Divinità dopo la tempesta)
Rundfunk-Sinfonieorchester Saarbrucken
Myung-Whun Chung, direttore


L’attacco è immediatamente trascinante, maestoso, melodia irresistibile, potente nel riempire di musica la nostra mente, facile da “cantare”, anche se è impossibile farvi ascoltare questo Allegretto, quinto e ultimo movimento della Sinfonia n. 6 di Ludwig Van Beethoven, dall’inizio. Semplicemente perché non esiste inizio: tra il terzo, quarto e quinto non c’è soluzione di continuità. Il compositore ha voluto così. Imponente architettura armonica, musica commovente sin dalle prime battute dell’oboe e del corno. E qui, più che in altri immortali passaggi sinfonici del genio di Bonn, s’intuisce forse lo smarrimento del Brahms orchestrale per la sfida tanto rincorsa del sinfonismo: aveva davanti un gigante, non dovette essere certo facile mettersi davanti al foglio bianco del pentagramma per diventare la terza grande “B” della musica tedesca.
Sinfonia n. 6, detta “Pastorale”. Perché è un poema della natura, della quale era innamorato Beethoven. Molte delle lettere ai suoi amici raccontano di questo “amore”, lo descrivono come appassionato della campagna, del mondo agreste, delle passeggiate nei campi, in contemplazione di alberi, colline, ruscelli. È oltre la natura, tuttavia, che bisogna guardare per comprendere nel profondo questa sinfonia. Nonostante il carattere marcatamente “pastorale” dell’invenzione musicale – che si riconosce già dal primo movimento, con un tema fresco e frizzante, in cui si scatenano “giocosi sentimenti per l’arrivo in campagna”, nonostante il compositore escluda che la sinfonia abbia carattere descrittivo (“più espressione di sensazioni che pittura”) – il cuore di tutto è nella didascalia che lo stesso Beethoven ha appuntato a margine del quinto movimento: “Frohe und dankbare Gefühle nach dem Sturm”, e cioè, letteralmente, sentimenti di benevolenza e ringraziamento alla Divinità dopo la tempesta, dove il termine “tempesta” è molto più d’un fenomeno meteorologico dopo il quale torna il sereno, ma può essere letta come la “sofferenza” di cui liberarsi per guadagnare una limpida serenità, la lotta per affermare la forza della ragione sull’irrazionalità, sul destino, sulla malattia.
È già sordo Beethoven quando compone questa Sinfonia, iniziata nell’estate del 1807 e portata a termine nel maggio 1808, dedicata al principe Lobkowitz e al conte Rasumowsky, come la “Quinta”. Per ognuno dei cinque movimenti scrive un’indicazione programmatica: “Piacevoli sentimenti che si destano nell’uomo all’arrivo in campagna”, “Scena al ruscello”, “Allegra riunione di campagnoli”, “Tuono e tempesta” e infine “Sentimenti di benevolenza e ringraziamento alla Divinità dopo la tempesta”. La natura, pur protagonista assoluta dell’opera, entra in gioco in quanto vista e sentita dall’uomo, diventa il punto di riferimento con cui misurare la nostra capacità di superare le avversità. Perché nonostante alcune parentesi di serenità, la vita e l’opera di Beethoven sono state dominate dal dolore e dalla lotta verso un destino avverso, come appunto la sordità. Quell’ineluttabilità che prima della “Pastorale” era già comparsa con il celeberrimo nucleo tematico che apre la Quinta Sinfonia (e che potete ascoltare qui all’indirizzo http://youtu.be/k9MtBTkzmQo): quattro note, quattro colpi, quattro rintocchi. Interrogato sul loro significato, Beethoven spiegò che «così il destino batte alla porta».
Può tormentarci, ma non farci soccombere. In una lettera all’amico Wegler, scrisse: «Voglio afferrare il destino per la gola; non deve piegarmi per intero, assolutamente no». E in un’altra lettera del 1815, a Maria Erdödy, scrive una frase – sarebbe meglio dire, “scolpisce” una frase – che diventa, come la musica, la cifra della sua visione d’intellettuale, un mezzo scientemente pensato per esprimere la propria concezione della vita, il dramma interiore, l’impegno per vincere le avversità: «Durch Leiden, Freude», «Attraverso il dolore, la gioia». Prosegue la lettera: «Noi creature finite con lo spirito infinito, siamo nate soltanto per soffrire e per gioire, e si potrebbe quasi dire che gli eletti ricevono la gioia attraverso il dolore».
Come scrive Rodolfo Venditti, è questo il pensiero filosofico che sorregge l’arte di Beethoven: «Non lasciarsi abbattere dalle avversità, affermare la forza dello spirito umano, conquistare la gioia attraverso il dolore. Gioia che non fu mai per lui espressione di edonismo, cioè di piacere di vivere, di godimento, e neppure il semplice frutto della fortuna e del caso. È invece una conseguenza dell’impegno etico e dell’agire morale, secondo il percorso speculativo di Kant, di cui Beethoven era un ammiratore e che concepì la legge morale come frutto della struttura stessa dell’uomo («Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me», dirà nella Critica della Ragion Pratica), e come regno della libertà contrapposto alla “natura”, che è invece il luogo della necessità. Il dolore è solo un gradino di questo itinerario di lotta della ragione contro l’irrazionalità del male».
L’“Allegro ma non troppo” che apre la sinfonia evoca il senso di pace e serenità che prova chi esce dalla città: e già a inizio Ottocento, evidentemente, Beethoven sperimentava nell’arrivare in campagna un sentimento di benessere rispetto al caos di una città tedesca o di Vienna. Il secondo tempo è intitolato “Scena al ruscello”: voci dell’acqua e degli alberi, canto degli uccelli, un concerto ambientale mirabilmente tradotto dall’orchestrazione beethoveniana. Il terzo movimento porta la didascalia “Allegra riunione di campagnoli”, dove la ricca strumentazione ci restituisce, con la forza della musica a programma, una danza allegra, festosa, rustica, sincera: l’uomo ruba la scena e diventa protagonista del quadro bucolico, con l’oboe e il bassotuba che rinforzano la serenità dell’animo al centro della natura.
Nel quarto movimento, arriva la tempesta: prima s’affaccia da lontano, poi si scatena e domina con lampi, tuoni, pioggia scrosciante, in un momento di musica assolutamente “impressionistico” (potenza del genio beethoveniano che anticipa di cent’anni le intuizioni musicali di Debussy), con il fischiare del vento evocato dagli strumenti più acuti, flauti e ottavini; e i lampi dei fulmini “disegnati” dalle scale discendenti degli archi.
Il quinto e ultimo tempo è appunto l’oggetto del nostro ascolto: il temporale, nonostante la violenza degli elementi naturali, si allontana in fretta. E torna il sereno. È in un certo senso la stessa intuizione del Leopardi nella sua “Quiete”: ma qui nella musica c’è un ringraziamento all’Assoluto, in un visione anche religiosa della vita, dove un fraseggio orchestrale che toglie il fiato sale al cielo come riconoscenza per la “natura” finalmente vinta. E per la forza, tutta interiore, di ritrovare la gioia dopo la sofferenza.
Proponiamo in visione diretta il link al quinto movimento. I precedenti quattro tempi, sempre nell’interpretazione del direttore d’orchestra coreano Myung-Whun Chung, sono “cliccabili” direttamente su YouTube.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Ludwig Van Beethoven
9 Symphonien
Berliner Philharmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

2) Ludwig Van Beethoven
Symphony n. 6, op. 68, Pastorale
Philharmonia Orchestra; Otto Klemperer, direttore (The Classical Label, disponibile anche su iTunes)

3) Ludwig Van Beethoven
Symphonies n. 5 & 6
Berliner Philharmoniker; Claudio Abbado, direttore (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Coraggio di vivere - Etica e bioetica - Musica - Natura - Resilienza - Senso del dolore - Senso della vita - Sofferenza

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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