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24/01/2017

Allegria e umorismo guardando al Settecento (Sergej Prokof'ev, Sinfonia No. 1 "Classica")




Sergej Prokof'ev
Sinfonia No. 1 “Classica”
Danmarks Radio SymfoniOrkestret; Thomas Søndergård, direttore


Timpani, archi, una sezione corposa di contrabbassi, oboi e fagotti al centro della scena. Ma soprattutto i flauti, primo e secondo, soprattutto nel quarto movimento, l’Allegro molto (mai indicazione espressiva è stata più appropriata), protagonisti assoluti di una musica che vi farà divertire tantissimo, trascinante, cantabile, a tratti con stilemi quasi “western”. Se non la conoscete ancora, al secondo o terzo ascolto, una volta esplorati tutti gli angoli espressivi, troverete irresistibile questa Sinfonia No. 1 del compositore ucraino Sergej Prokof'ev. Al termine dell’esecuzione che abbiamo scelto per voi da YouTube, nell’interpretazione della Danmarks Radio SymfoniOrkestret, diretta da Thomas Søndergård, si vede chiaramente che il pubblico ride, e anche i musicisti. Sono felici. E lo sono grazie alla musica di Prokof'ev. E il videoclip è esemplare – grazie a una regia di indiscutibile conoscenza della partitura e dei suoi vari protagonismi strumentali – nell’accompagnarci per mano a scoprire l’orchestra e i suoi “colori”: i primi piani sul pulsare dei fagotti, la macchina da presa che vola sulla sezione delle trombe e dei corni, lo zoom sul pizzicato degli archi.
Già il primo movimento, Allegro con brio, è magnifico, un’esecuzione scintillante, con la bravura di Thomas Søndergård nel trovare il perfetto tempo di metronomo, nel far risaltare il mix di timbri, tra archi e fiati, voluto da Prokof'ev, esaltando ogni singola sezione dell’orchestra e amalgamandola nel tutto in un lavoro sinfonico che cresce dal primo accordo sino all’apice dei due momenti (minuto 2:13 e minuto 4:30) di intensa coloritura melodica, dove la fantasia di Prokof'ev esplode (da ascoltare, se possibile, in auditorium o con il volume deciso dello stereo), e ricorda la forza e la dolcezza della sua Suite orchestrale tratta dal balletto “Romeo e Giulietta”. Insomma, il debutto sinfonico di un giovane Prokof'ev, 25 anni, avviene con un lavoro che non tradisce la sua vena stilistica più tipica, fatta di inventiva e di violenti contrasti espressionistici alternati a magnifiche oasi liriche.
La sua prima sinfonia è una pagina che guarda al Settecento. Iniziata nel 1916, passa alla storia con il titolo di “Classica”, scelto dal musicista stesso perché legata, volutamente, alla struttura formale del classicismo viennese, in particolare di Franz Joseph Haydn, del quale Prokof'ev aveva appreso la tecnica compositiva al Conservatorio di San Pietroburgo. La pagina nasce in un momento di fervore politico-sociale: il periodo delle vicende belliche prima e rivoluzionario-bolsceviche poi, che coinvolgono tanti artisti compreso Prokof'ev, il quale nel 1917 lascia Mosca con la madre portando alcuni abbozzi di un Tema con variazioni che diventerà il secondo movimento di un altro capolavoro, il terzo Concerto per pianoforte e orchestra, che abbiamo già avuto modo d’ascoltare in questa rubrica.
E’ lo stesso Prokof'ev che ricorda questo periodo in alcune sue lettere: «Ho trascorso l’estate del 1917 nella campagna nei dintorni di San Pietroburgo da solo, leggendo Kant e componendo molto. Per mia scelta non avevo con me il pianoforte, perché desideravo provare a comporre senza l’aiuto degli 88 tasti. Avevo notato che il materiale tematico scritto senza l’ausilio del pianoforte era spesso di qualità migliore e avevo pensato di scrivere in questo modo un’intera sinfonia, contando sul fatto che un lavoro simile avrebbe avuto colori più naturali e trasparenti, ed è così che nacque il progetto di una sinfonia nello stile di Haydn».
L’ascolto della Sinfonia No. 1 (che insieme alla Quinta, con pagine bellissime, è tra i lavori più popolari di Prokof'ev) va tuttavia affrontato considerando che si chiama sì “Classica”, è ispirata sì ad Haydn, ma non è una parodia musicale delle sonorità settecentesche, piuttosto una composizione del primo Novecento che eredita dal Classicismo viennese la trasparenza del tessuto orchestrale e sicuramente la vivacità, l’umorismo, tipico proprio del sinfonismo haydiniano, e una certa energia di fondo, rasserenante, che spiega anche il gradimento di questo lavoro da parte del pubblico, anche di chi l’ascolta per la prima volta e ne coglie subito la ricchezza coloristica e gli slanci lirici.
La composizione è terminata nel settembre del 1917 e la prima esecuzione avviene la primavera successiva a San Pietroburgo, sotto la direzione dello stesso autore. Nel frattempo la vita di Prokof'ev è segnata da una svolta: proprio nel 1918, infatti, il compositore lascia la Russia per gli Stati Uniti e inizia una carriera soprattutto come esecutore, allo stesso modo in cui farà Rachmaninov, una vita da stella del palcoscenico tra l’America e l’Europa, esibendosi, secondo le cronache d’allora, come «pianista dalle dita d’acciaio».
Certamente, come suggeriscono gli studiosi, è difficile accostare il carattere spensierato di questa partitura al clima drammatico della Russia nel 1917: le ondate di scioperi, le proteste dei contadini, l’abdicazione dello zar e alla fine i moti rivoluzionari che portano alla nascita dei soviet. C’è dunque ancora una volta una forza terapeutica che si nasconde dietro una musica che vede la luce in un periodo di fortissime tensioni. Il giovane Prokof'ev non le racconta – come farà invece Šostakovič con la Sinfonia “Leningrado”, mentre la città è sotto l’assedio nazista nel 1941 – ma sceglie una fuga nell’arte, lascia che la musica sia una parentesi di felicità capace di tenere fuori dalla porta la realtà.
E questo si ascolta sin dall’apertura del primo movimento, Allegro, caratterizzato da un’inesauribile vitalità. Dopo il successivo Larghetto, il secondo movimento, segnato dal bellissimo staccato dei fagotti e degli archi, arriva il terzo movimento, la Gavotta: non troppo allegro, che nella trasposizione moderna sostituisce il classico “Minuetto”. Il finale, quarto movimento, Molto vivace, riprende con maggiore vivacità l’idea tematica che ha aperto la Sinfonia, e soprattutto dipana un tema popolare esposto del flauto, uno dei momenti cantabili più noti di Prokof'ev, che si dimostra qui melodista di talento, secondo solo all’inesauribile vena di Pëtr Il’ič Čajkovskij.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Sergei Prokofiev
Symphonies 1 & 5
St. Petersburg Philharmonic Orchestra; Yuri Termikanov, direttore (RCA, disponibile anche su Apple Music e su Google Play)

2) Sergei Prokofiev
Romeo & Juliet
Martha Argerich, pianoforte; London Symphony Orchestra; Valery Gergiev, direttore (LSO Live, disponibile anche su Apple Music e su Google Play)

3) Franz Joseph Haydn
Symphonies 78-79-80-81
Accademia Bizantina; Ottavio Dantone, direttore (Decca, disponibile anche su Apple Music e su Google Play)

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Parole chiave:
Felicità - Musica - Oppressione politica - Terapia del dolore

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