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16/04/2013

Al centro di una rinascita interiore (Johann Sebastian Bach, dall'Arte della Fuga)




Johann Sebastian Bach
Arte della Fuga
Contrapunctus 12, Contrapunctus 10
Pierre-Laurent Aimard, pianoforte


Ecco un esempio di materiale sonoro che sbalordisce e a tratti stordisce per la bellezza: il Contrappunto No. 12 dall’Arte della Fuga, estrema semplicità di una musica che sentiamo crescere in noi e che è lenitiva, magnificamente terapeutica, in quanto scava nella profondità dell’anima, ci accarezza e allo stesso tempo trascina (se ci lasciamo trascinare) nel rincorrersi delle sue “voci”, una sorta di fiume carsico che passa e lascia un’impronta indelebile nella nostra vita a livello di emozioni e brividi positivi. Ed ecco un artista, il pianista francese Pierre-Laurent Aimard, che qui si esibisce nel contesto ultraclassico e austero dell’Accademia bavarese delle Arti di Monaco, ma che ha saputo uscire dagli schemi e portare questo repertorio, il vertice strumentale bachiano, e la felicità che dà questo deriva, nei contesti più disparati, alla gente più lontana da queste suggestioni.
Ma andiamo con ordine. Nel 1749, mentre lo stile che si diffonde in Europa è quello galante, ispirato alla frivolezza, al piacere immediato, diremmo oggi “al tutto subito”, Bach si ripiega su se stesso, cerca il senso anche della sofferenza personale (la sua vecchiaia era afflitta da una graduale perdita della vista, causata dalle notti trascorse sul pentagramma a lume di candela), e aumenta l’imponenza delle architetture sonore pensate per trasmettere un messaggio preciso: l’arte è “laudatio Dei et recreatio cordis”, e cioè lode a Dio e ricreazione del cuore. La sua musica diventa così contrappunto, non semplice esaltazione di una “voce” sulle altre, ma esibizione di più “voci” che si rincorrono per illuminare la condizione umana ed esprimere introspezione, ricerca d’interiorità: quella musica tende così a staccarsi da ogni destinazione commerciale, da ogni utilità, e diventa ricerca astratta di geometrie magnifiche e complesse. Come ha scritto Rodolfo Venditti, «un’arte astratta non nel senso che sia staccata dalla vita, una fuga dalla realtà e dalle sue difficoltà, ma nel senso che ha abbandonato finalità utilitaristiche, seppur alte e nobili, come una Cantata Sacra o una Passione». Nascono in questo humus spirituale, e in questo periodo, gli ultimi capolavori del Kantor: l’Offerta musicale, le Variazioni Goldberg, il secondo libro del Clavicembalo ben temperato.
Dunque, il grande Bach, malato e “passato di moda”, non si nasconde, non fugge. E neppure rincorre facili avventure musicali. Piuttosto, interiorizza sempre più la propria arte. Ed è questo che dona a noi oggi, a distanza di oltre 250 anni, quella profondità di riflessione che ci fa stare bene, quell’intensità che interpreta e stempera i momenti più bui. L’Arte della Fuga è appunto uno dei frutti più straordinari di questa svolta. Composta a Lipsia, la stesura subì una brusca interruzione, proprio per i problemi agli occhi. Questa traumatica sospensione è angosciante: tanto che anche se qui, nel video di YouTube, sentiamo i Contrapunctus 12 e 10 nell’interpretazione di Pierre-Laurent Aimard, vi consigliamo (perché è emozionante farlo) di ascoltare anche la Fuga 19 di questo capolavoro, che a un certo punto s’interrompe, il musicista o i musicisti (a seconda della scelta d’organico) smettono proprio di suonare, perché lì si è cristallizzato l’atto compositivo di Bach, quasi il simbolo della vita del maestro interrotta nel pieno della maturità strumentale.
Ricordavamo all’inizio l’apparente semplicità della pagina, evidente nell’attacco del 12° Contrappunto. La ragione è che l’Arte della Fuga trae origine da un unico soggetto – un’unica idea tematica rielaborata continuamente con le tecniche dell’aumentazione, diminuzione e inversione – ed è costituita da 24 brani, tutti nella tonalità di re minore. La presenza di una sola idea tematica, e di un’unica tonalità, è l’espressione del principio della “monade” greca, secondo cui la semplice unità (la monade, appunto) è il principio di tutte le cose ed esprime l’armonia dell’Universo. Dunque, quella percezione di benessere infinito che dà il rincorrersi dei Contrappunti e delle “voci”, per cui si ha la sensazione d’essere al centro di un processo di rinascita interiore, è anche il risultato di questa visione dell’armonia cosmica, che Bach ricrea nell’interiorità di ciascuno di noi.
L’Arte della Fuga è alquanto enigmatica nella composizione dell’organico: sia la partitura autografa, sia la prima edizione a stampa del 1751, un anno dopo la morte di Bach, sia la successiva edizione del 1752, non danno indicazioni precise sulla strumentazione. Come se il Kantor avesse voluto lasciare nell’indeterminatezza più assoluta l’ultimo capolavoro, non indicando una “soluzione”, ma consegnando un’opera “eterea”, il cui senso profondo è la ricerca spirituale per l’Uomo e sull’Uomo, per cui ognuno trova la propria strada, e non un’indicazione univoca di utilizzazione pratica. Ora, come sottolineano i musicologi di Classic Voice, «considerando che sin dai tempi di Frescobaldi si era soliti scrivere in partitura la musica polifonica destinata alla tastiera, per circa 250 anni l’Arte della Fuga è stata eseguita su clavicembalo e pianoforte». Tuttavia, oggi sono studiate ed eseguite versioni che si basano anche su strumentazioni cameristiche: tra le tante, l’interpretazione dell’Hesperion XX di Jordi Savall, o una nuova edizione critica a cura dell’Ensemble Arte della Fuga per violino, viola, violoncello, contrabbasso e fagotto. E c’è addirittura una proposta per fisarmonica di Richard Galliano.
Riguardo alla lettura di Pierre-Laurent Aimard, per non ricorrere sempre al “solito” Glenn Gould, si ascolta qui un Bach pulito, chiarissimo nelle susseguirsi delle voci che, nel Contrapunctus 12, sono quattro, con una coppia di fughe a specchio, limpido nell’esposizione sia della mano destra sia della sinistra, senza un uso smodato del pedale di risonanza e privo di inutili “rubati” e affettazioni romantiche. Un pianista che ha di recente suonato questa musica in una pizzeria di Ann Arbor, nel Michigan, Stati Uniti, cimentandosi sul pianoforte verticale presente nel locale, come fanno anche alcuni membri della Cleveland Orchestra – una delle “top five” degli Stati Uniti – che partecipano alle serate organizzate in un pub della città, l’Happy Dog. Si chiama Classical Revolution ed è un fenomeno nato a San Francisco nel 2006. Il motto, come scrive il giornalista Lorenzo Salvagni da Cleveland, è Chamber Music for the People, musica da camera per la gente, «che più che Schubert evoca le canzoni di John Lennon e Tracy Chapman. In realtà lo scopo di questa rivoluzione è portare la Classica in ambienti da cui sinora è stata esclusa (o forse s’è autoesclusa?) come bar, ristoranti, e birrerie». Pierre-Laurent Aimard ha accettato con entusiasmo. E la gioia e la serenità di Bach forse raggiungeranno altri pubblici e altri confini.
Buon ascolto.

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1) Johann Sebastian Bach
L’Arte della Fuga
Ramin Bahram, pianoforte (Decca, disponibile anche su iTunes)

2) Johann Sebastian Bach
Die Kunst der Fuge (L’Arte della Fuga)
Akademie für Alte Musik Berlin (Harmonia Mundi, disponibile anche su iTunes)

3) Johann Sebastian Bach
Die Kunst der Fuge (L’Arte della Fuga)
Léon Berben, organo (Outhere, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Contrappunto - Musica - Rinascita interiore - Sofferenza - Strumenti musicali

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