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09/08/2016

A Vienna, sospesi fra tristezza e serenità (Franz Joseph Haydn, Andante con Variazioni Hob. XVII n. 6)




Franz Joseph Haydn 
Andante con Variazioni Hob. XVII n. 6
Georgy Tchaidze, pianoforte


Nel cercare di porgervi per la settimana di Ferragosto un ascolto delicato, piacevole, ma allo stesso tempo capace di mettere in vibrazione tutte le corde e tutti gli stati d’animo, abbiamo passato qualche ora fermi davanti alla nostra collezione. Poi, all’improvviso, è spuntato fuori un vecchio Cd dell’etichetta Aura: la Sonata 310 di Mozart, quattro Improvvisi di Schubert e la “Waldstein” di Beethoven. Ma è un’altra la perla che rende il disco imperdibile: l’Andante con Variazioni di Franz Joseph Haydn, in un’interpretazione stellare del pianista austriaco Friedrich Gulda, scomparso nel 2000, artista a tutto tondo che ha saputo precorrere, non senza scandalizzare i puristi, l’epoca delle contaminazioni, perché sapeva passare con eleganza e severità di studio tra più generi, unendo nei concerti repertorio classico e jazz. Un cavallo di razza e questo disco lo dimostra: Gulda affronta un gioiello del Classicismo viennese con la veemenza e la passione che raramente potrete ascoltare, se non sul pianoforte di Alfred Brendel. Non è purtroppo disponibile su YouTube, ma vi invitiamo a cercare nei negozi il Cd, disponibile anche negli store digitali con l’etichetta Ermitage.
L’Andante con Variazioni è uno dei pezzi di Haydn più belli in assoluto, con effetti pianistici e armonici inusuali e un’articolazione assai espressiva. Per molti pianisti, tra i quali uno dei massimi interpreti del repertorio del compositore viennese maestro del Classicismo, Andràs Schiff, questo lavoro mostra il genio di Haydn al vertice della potenza creatrice. Perfetta in senso “classico”, diretta, elegante, semplice, fresca. Esattamente ciò che avevamo in mente per questo ascolto di mezza estate: un brano di superba fattura nella scrittura pianistica, ma anche meditativa, e con quella vena malinconica, in alcuni spunti e modulazioni, che lascia chi ascolta in una dimensione di incantata incertezza, nel non riuscire a definirne con precisione i contorni. Una pagina che si adatta, di volta in volta, a più sfumature della vita e dell’animo, caratteristica comune ai grandi capolavori.
Storicamente è una composizione pianistica che ha sempre goduto di larga fortuna e, come racconta lo studioso del pianoforte Piero Rattalino, è apparsa in modo abbastanza regolare nei programmi di concerto nella seconda metà dell’Ottocento e nella prima metà del ‘900. Le Variazioni in fa minore Hob. XVII 6 (più precisamente “Andante con Variazioni”) appartengono all’ultimo periodo della produzione di Haydn: scritta nel 1793 su commissione di una dilettante, Barbara von Ployer. Nel complesso, dal punto di vista formale, si tratta di un doppio tema con variazioni, prima in fa in fa minore e poi in fa maggiore, dunque con sfumature prima umbratili, poi più luminose, secondo le tradizionali differenze di “umore” per cui le tonalità maggiori hanno una timbrica più allegra o in qualche modo positiva, mentre le tonalità minori danno una maggiore sensazione di tristezza o malinconia (anche se è uno schema generale che non vale sempre e può essere ribaltato, come avviene spesso in Mozart). Ma certo qui tutto l’Andante, molto ampio e disteso nell’orizzonte sonoro, è perennemente sospeso tra tristezza e serenità, tra malinconia e apertura verso la luce, tra serietà e ironia (contrasto quest’ultimo soprattutto acceso nell’Haydn sinfonico), con un finale drammatico che si conclude in modo maggiore ma in un clima desolato, disperato.
Tutte le pagine per pianoforte di Haydn (ne ascolteremo via via alcune, bellissime) nascondono sempre guizzi e colpi di scena, come anche in questo Andante con Variazioni al minuto 7:00 del video che abbiamo scelto, dove la salita melodica di Haydn è davvero irresistibile, perché si passa dal garbo pensoso dell’idea musicale iniziale all’emergere quasi improvviso di un grido interiore, doloroso e insieme liberatorio. E proprio grazie a uno scritto musicologico del concertista ungherese Andràs Schiff (tra l’altro, uno dei grandi pianisti bachiani viventi), possiamo conoscere meglio il carattere di queste composizioni, tra le quali a tratti si affaccia l’umorismo che domina in alcune sinfonie, alcune celeberrime proprio per la capacità di lavorare con i contrasti dinamici e timbrici sul “divertimento” di chi ascolta, per sorprenderlo e coinvolgerlo. Spiega Andràs Schiff: «I segni distintivi più importanti dell’umorismo di Haydn sono la giustapposizione di attese e sorprese, di convenzionale e non convenzionale, di simmetria e asimmetria. A ciò si aggiunge inoltre l’utilizzo di effetti sonori insoliti, il gioco con il silenzio e con il tempo, i drastici contrasti dinamici. Tra i grandi compositori certamente il più dimenticato».
E’ senz’altro vero: non è così comune ascoltare Haydn nei programmi delle stagioni concertistiche. Proprio l’Andante con Variazioni è andato in scena lo scorso ottobre al 53° Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo, nell’interpretazione dell’olandese Ronald Brautigam, una chicca fra tanto Chopin, fra tanto Mozart, fra tantissimo Schumann. Forse perché, come si legge in un programma di sala dell’Accademia di Santa Cecilia, «nella produzione pianistica Haydn non è considerato un innovatore alla stessa stregua di Mozart e di Clementi, anche se per taluni atteggiamenti espressivi sembra precorrere più degli altri il giovane Beethoven, che fu uno studioso attento e un ammiratore sincero del musicista austriaco. Egli rivelò la sua genialità soprattutto nelle composizioni orchestrali, mentre nei pezzi pianistici, a cominciare dalle cinquantadue sonate per pianoforte, si attenne in sostanza al modello instaurato dai figli di Bach, e principalmente da Philipp Emanuel. Il lavoro, definito dall’autore “un piccolo divertimento”, è formato da un andante tripartito, seguito da due variazioni e da una coda conclusiva. L’andante è caratterizzato da due temi: il primo in fa minore, pensoso e dolce nello stesso tempo, con la sua cadenza di marcia; il secondo in fa maggiore, ricco di ornamenti di gusto rococò. Ambedue i temi sono variati due volte, ubbidendo a un elegante gioco di alternanza fra minore e maggiore. Il finale offre una sintesi degli elementi melodici precedenti, con una venatura drammatica e un vigore di stampo prebeethoveniano».
E in fatti a partire dal minuto 7:00 di questo video, nella lettura del pianista russo Georgy Tchaidze, piacevole e ricca di quei contrasti che Haydn amava dipingere sul pentagramma (ma neppure lontanamente profondo come Friedrich Gulda o come il Brendel dell’incisione Philips), si avvertono questo linguaggio e questa tensione narrativa e interiore, con un’esplosione insieme carica di pathos e meravigliosamente melodica, un apice di carica emotiva che giunge prima della coda introspettiva e raccoglie su di sé tutto il lavoro di preparazione svolto in precedenza nel dipanarsi delle variazioni.
E ancora sei lì sul crinale, tra luce e ombra, tra serietà e umorismo, tra la leggerezza di un ascolto galante e la profondità di pensiero che ti interroga.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Franz Joseph Haydn
Andante con Variazioni
Piano Recital (con Mozart, Schubert e Beethoven)
Friedrich Gulda, pianoforte (Ermitage, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Franz Joseph Haydn
Andante con Variazioni
11 Sonatas
Alfred Brendel, pianoforte (Philips/Universal Music, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Franz Joseph Haydn
The “London” Symphonies Vol. I & II
Orchestra of the 18th Century; Frans Bruggen, direttore (Philips, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Musica - Serenità - Tristezza

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