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22/08/2017

A Venezia cullati dalla fantasia di Chopin (Fryderyk Chopin, Barcarolle Op. 60)




Fryderyk Chopin
Barcarolle Op. 60
Miyako Arishima, pianoforte


Sul filo delle proposte musicali estive, ecco ancora una composizione solare, ricca di serenità e di un’atmosfera di placida distensione, seppur velata dal mistero e dall’angoscia esistenziale. Ma certamente ispirata a questo tempo di lontananza dal lavoro, dalle abitudini, dai soliti ritmi e ambienti di vita, spesso eseguita in tanti festival estivi in ogni parte del mondo, che ha come tema Venezia, i suoi colori, i canali, le gondole.
La Barcarola in fa diesis maggiore op. 60 di Fryderyk Chopin è uno degli ultimi capolavori del compositore polacco, che riposa a Parigi ma il cui cuore è a Varsavia, ed è una pagina che offre, dal punto di vista sonoro e timbrico, forti suggestioni per le invenzioni e la varietà dei giochi armonici. Intanto, qualche parola sul genere della “barcarola” che, nel periodo in cui Chopin pone mano a questo gioiello, era da tempo un canto da battello veneziano, con lo scopo di rievocare i gondolieri. Non è ben chiaro quando e come il compositore romantico abbia concepito l’idea di rielaborare in termini puramente pianistici una barcarola. Dalla didatta e studiosa Elena Zuccotto apprendiamo che «Chopin non visitò mai Venezia; aveva avuto solo un fuggevole incontro con i paesaggi italiani e la loro atmosfera in una gita in barca da Marsiglia a Genova. Potrebbe aver avuto l’ispirazione di comporre una barcarola da lavori di quel genere che ricorrevano nel repertorio musicale dell’epoca, specialmente in quello operistico, come in Rossini. Le barcarole operistiche di questi compositori erano ben note a Chopin; sappiamo, inoltre, che dava da suonare agli allievi le Romanze senza parole di Mendelssohn, di cui la sesta è intitolata appunto Gondoliera Veneziana».
Quello che ci interessa qui – oltre alla bellezza della melodia, capace di cullarci in una Venezia di sogno – è lo stato d’animo del compositore mentre fissa sul pentagramma questa meraviglia e le sue condizioni di salute sublimate attraverso l’arte, che lasciano anche noi più calmi e forti.
Sì, perché questa Barcarola Op. 60 viene composta fra l’autunno 1845 e l’estate 1846, e nel 1947 Chopin è sopraffatto dalla morte. Le composizioni degli ultimi due anni di vita sono per lui dolore puro trasformato in poesia. Un incanto che cresce e matura dalla sofferenza. La tubercolosi polmonare procede rapida e inesorabile fra tosse, febbri e sbocchi di sangue. Già nel 1837 i medici avevano prescritto a Chopin un soggiorno invernale nel sud della Francia. Il compositore ormai vive a Parigi, dove il clima non è il più adatto a contenere l’esplodere della malattia. Chopin si trasferisce nell’isola spagnola di Maiorca, nelle Baleari. Ma la tubercolosi non retrocede: la tosse diventa continua, ossessiva, senza scampo.
Dunque, è nella situazione psicologica di chi sta molto male, fisicamente e nello spirito per la nostalgia della patria lontana, che Chopin finisce di rivisitare, sul pianoforte, in un’estate infuocata, una libera interpretazione della tradizione veneziana della barcarola. Usa toni soffusi, si riconosce la dolcezza tipica dei notturni, che abbiamo già incontrato qui in occasione dell’ascolto, dalle mani di Maurizio Pollini, del Notturno Op. 27 No. 2. E infatti nella sua storica “Guida alla musica per pianoforte” Piero Natalino mette la Barcarola in fa diesis Op. 60 in appendice al capitolo sui Notturni, proprio perché potrebbe essere intitolata “Notturno a Venezia”. «Si nota», spiega lo studioso, «un nuovo equilibrio spirituale, una nuova maturità, una saggezza in cui si compongono le aspirazioni di tutta la vita. In questo senso si potrebbe forse parlare per Chopin non già di decadimento fisico, ma di serenità della vecchiaia, intendendo per vecchiaia appunto la saggezza che conosce la realtà in tutti suoi aspetti e l’accetta così com’è. La morte a 39 anni non tronca la vita di Chopin ma la conclude, e la sua presenza, non più terrorizzante come nelle opere giovanili, è avvertibile in particolare nella Barcarola, che con il suo movimento ondulatorio e ipnotico celebra proprio la città morta, cioè Venezia». Morta come luogo di abbandono, di decadenza, e non può che venirci in mente il capolavoro del regista Luchino Visconti, Morte a Venezia, ispirato al romanzo di Thomas Mann, con la musica sublime dell’Adagetto tratto dalla Quinta Sinfonia di Gustav Mahler.
Oltre all’idea di Venezia come luogo d’incanto, di fantasia che vola liberamente dalla tradizione dei gondolieri ai tasti del pianoforte, ma anche di disperazione per la sofferenza che si libera nella melodia, occorre sottolineare la sottigliezza armonica e sonora di questa invenzione chopiniana. Infatti, la Barcarola è molto più di ciò che il titolo riprende dai canti dei gondolieri. E’ una raffinata geometria di suoni, colori, timbri, armonie, il cui risultato, a un orecchio attento, rimanda a un’epoca più in là nel tempo, a sviluppi sonori che Chopin non ascolterà mai. Perché la musica del genio polacco, proprio al tramonto della vita terrena, si affina sempre più, volge verso l’etereo, l’impalpabile (come accadrà a Johannes Brahms con gli ultimi Klavierstüke pianistici): la melodia si raffina, trascolora, tende a dissolversi e «si polverizza in arabeschi argentei», come scrive il musicologo Daniele Spini.
In questo modo la Barcarolle di Chopin anticipa le sonorità iridescenti dell’impressionismo francese. Non c’è dubbio che Debussy e Ravel abbiano studiato con attenzione l’ultimo Chopin. I colori della Barcarola indussero proprio Ravel a un commento estasiato: «La linea melodica è continua. Per un momento una melopea [cioè una melodia lenta e piana simile a quella del canto liturgico] si stacca, resta sospesa e ricade mollemente, attratta da accordi magici. L’intensità aumenta. Un nuovo tema, con un lirismo magnifico, tutto italiano, esplode, poi tutto si calma. Dal grave si leva un movimento rapido, come un brivido che plana su armonie preziose e tenere. Sì fantastica di una misteriosa apoteosi».
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Fryderyk Chopin
4 Scherzi – Berceuse – Barcarole
Maurizio Pollini, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

2) Fryderyk Chopin
4 Ballate – Berceuse – Barcarole
Evgenj Kissin, pianoforte (RCA-BMG, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

3) Debussy and Ravel
Pour le piano
Lilya Zilberstein, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su Apple Music e Google Play Music)

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Parole chiave:
Forme musicali - Impressionismo - Malattia - Morte - Musica da camera - Serenità

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico

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