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“La caduta di Varsavia”, il tormento di Chopin (Fryderyk Chopin, Studio Op. 10 No. 12)

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26/11/2019

Proposte di ascolto di Pino Pignatta

Fryderyk Chopin
Studio Op. 10 No. 12
Evgenij Igorevič Kisin, pianoforte
Ritorniamo al Romanticismo di Fryderyk Chopin dopo la parentesi contemporanea di Giovanni Sollima e del suo violoncello. E ciò che ci avvicina ancora al pianoforte del compositore polacco è la lettura della poesia “Le mie lacrime” di Adam Mickiewicz, anch’egli polacco, proposta di recente nella sezione “Il dolore e la cultura”. Anche Chopin, infatti, viene travolto dalle drammatiche vicende della rivoluzione polacca, dalla ribellione armata contro l’Impero russo, passata alla storia come la “Rivolta di Novembre”, conclusa con la caduta della capitale nel 1831. E trasforma queste emozioni in un capolavoro. L’ultima nostra proposta chopiniana era stata una Sonata, la No. 2 Op. 35. Questa settimana, invece, ascoltiamo uno Studio, il No. 12, tratto dall’Op. 10, noto appunto come “La caduta di Varsavia”, o, secondo gli appellativi di Franz Liszt, “Studio della Rivoluzione” o “Il Rivoluzionario”.
E’ un pezzo breve, circa tre minuti a seconda delle scelte di metronomo, ma di eccezionale potenza drammatica, resa evidente da una scrittura pianistica complessa, tecnicamente e in senso dinamico, agogico, che fa tremare i polsi anche ai concertisti più affermati e talentuosi. Un brano ispirato proprio a quei fatti storici, scritto da Chopin mentre si trovava in Germania, a Stoccarda: una pagina ricca di pathos, dolorosa, triste, nel suo racconto quasi programmatico della sconfitta militare subita dalla Polonia. E ci sembra particolarmente poetico proporvi, tra le molte versioni disponibili su YouTube, la lettura di uno dei più grandi talenti di oggi, Evgenij Igorevič Kisin, 48 anni, pianista chopiniano per eccellenza, russo, nato a Mosca, che sembra suonare la partitura di Chopin domandando perdono al compositore stesso e ai polacchi, per quella rivolta soppressa nel sangue.
Va dunque ascoltato così questo Studio, dimenticandoci per qualche minuto dei Notturni, delle Mazurche, oppure dei Walzer, vertici di un Chopin poeta del pianoforte, romantico nel senso che tutti solitamente intendono, per esempio il Waltz Op. 64 No. 2, che potete apprezzare in un’altra intensa interpretazione di Evgenij Kisin. Qui è uno Chopin differente, è un Romanticismo diverso, in realtà il più autentico, perché lascia che l’ispirazione del musicista corra incontro alla sofferenza dettata dal sentimento patriottico, una musica che sgorga spontanea per liberare un grido di dolore, dove chi soffre non è il compositore come persona, ma la Polonia come popolo, e sembra abbia convinto lo stesso Chopin, che ormai si era definitivamente stabilito a Parigi, a chiedere, poco prima di morire, nel 1849, che il proprio corpo fosse sepolto nella capitale francese, ma il cuore trasportato, fisicamente, a Varsavia. E infatti il cuore di Chopin è in Polonia, nella chiesa barocca di Santa Croce, nel centro di Varsavia, custodito come la reliquia di un santo, perché per i polacchi le composizioni del pianista sono un simbolo dello spirito nazionale, e la sorte del suo cuore è finita per diventare simbolo di due secoli di occupazione e guerre.
E’ con questo pensiero, allora, immaginando uno Chopin sconvolto per le notizie dell’umiliazione subita dal suo popolo in Patria che ascoltiamo lo Studio No. 12, ultimo della serie raccolta nell’Op. 10: il biografo Moritz Karasowski spiega che fu creato sulla tastiera del pianoforte di getto, quasi come un impulso improvvisativo, il segno esteriore di una drammatica ribellione interiore, «quando Chopin, trovandosi a Stoccarda, fu informato della violenta presa della capitale polacca da parte delle truppe zariste (nel settembre 1831) e del conseguente fallimento dei moti nazionalistici in cui lui stesso aveva creduto e riposto speranze».
Osservando il modo con cui Kissin si avventa sulla tastiera, la maniera in cui “attacca” con le dinamiche, la potenza del suono in fortissimo, la veemenza del tocco, la tecnica prodigiosa nell’esecuzione delle scale – dove ribolle il sangue patriottico di un compositore dilaniato dal dolore e dall’impotenza, in quanto polacco, nell’essere utile alla causa del proprio popolo – abbiamo un’idea perfetta di quei tre minuti di tormento, di avvilimento, di sconforto che hanno visto Chopin piegato sul pianoforte, consegnando a noi un formidabile documento sonoro della “caduta di Varsavia”. Ha scritto Marino Mora sulla rivista Amadeus: «Sopra un turbinoso, incalzante movimento di semicrome ascendenti e discendenti della mano sinistra si staglia al canto un tema dolente ma perentorio, «eroico», fatto di enfatiche e lapidarie sentenze; l’ambientazione armonica cupa e tempestosa rimanda con l'immaginazione a eventi tragici, ma soprattutto la musica riflette uno stato d'animo, il moto interiore di un uomo avvilito, eppure non vinto».
Tuttavia, il contributo forse più luminoso per comprendere appieno questa musica, questo Studio, che senza un’adeguata lettura rischia d’essere percepito come troppo lontano dall’immagine più “popolare” che si ha di Chopin, è quello dell’indimenticabile Roman Vlad, musicologo e compositore, che alla fine degli anni Ottanta fece conoscere al pubblico italiano un altro immenso pianista chopiniano, Arturo Benedetti Michelangeli, con una serie di concerti registrati 57 anni fa negli studi di Torino e trasmessi, in bianco e nero, sull’allora terzo canale televisivo della Rai. Ha spiegato Vlad: «Si dice che Chopin abbia scritto lo Studio Op. 10 No. 12 a Stoccarda, apprendendo la presa di Varsavia da parte dei Russi. Qualunque sia il movente della sua invenzione, si tratta di un'opera di epica grandiosità, che basterebbe a smentire da sola l’edulcorata immagine di uno Chopin femminilmente sdilinquito e salottiero, e per affermarne, per converso, tutta la sua ardente forza d’animo».
Buon ascolto.

Per approfondire l’ascolto

1) Fryderyk Chopin
Chopin: Etudes
Maurizio Pollini, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

2) Fryderyk Chopin
Best of Chopin
Arthur Rubinstein, pianoforte (RCA, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)

3) Fryderyk Chopin
10 Mazurke, Prélude Op. 45, Ballade Op. 23, Scherzo Op. 31
Arturo Benedetti Michelangeli, pianoforte (Deutsche Grammophon, disponibile anche su iTunes e Google Play Music)
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