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Chiese, potere e dolore: l'importanza di uno sguardo storico obiettivo

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17/02/2012

Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano

“Gentile collega, ho letto con stupore il suo articolo su “Il ritorno della religione a Mosca”, pubblicato sul Gazzettino dello scorso 23 gennaio [e ripreso il 30 gennaio sul sito alessandragraziottin.it con il titolo “La forza dello spirito vince su tutto”, N.d.R.]. La leggo spesso con interesse e notevole ammirazione. Questa volta però lei si abbandona a una risentita prosa emotivamente partigiana, sbagliando secondo il mio parere l’indirizzo delle accuse. La Chiesa ortodossa in Russia era il massimo contrafforte del regime zarista responsabile di un’ingiustificata e inutile guerra (1914-18). La Chiesa ortodossa vi partecipò, come del resto la Chiesa cattolica, con gli ufficiali cappellani militari, che ne garantivano la legittimità sul terreno rispetto al succube, ignorante soldato “carne da cannone”. Fu una guerra condotta con mezzi industriali, una guerra di trincea nel fango, nel freddo, nel sangue. Le truppe scelte dei belligeranti europei, i cosacchi in Russia, sparavano sui propri fanti per indurli all’assalto contro le mitraglie. Nel 2000 la Chiesa ortodossa russa ha canonizzato lo zar Nicola II e la sua famiglia come “martiri”. I rampolli erano pronti per l’eventuale restaurazione. Non erano martiri i milioni di caduti per volere dei Romanov, e non lo erano i milioni dei loro orfani? Considero le Chiese responsabili di collaborazionismo, e talora di complicità, con tutti quei governanti che provocarono le guerre tra interi popoli innocenti. La ribellione dei soldati russi al fronte, che partorì poi il comunismo, si trovò di fronte i militaristi parafascisti zaristi con i loro preti ortodossi, che la guerra la volevano continuare. Nella guerra civile successiva (1918-20) i rivoluzionari vennero tutti fucilati per “altro tradimento contro la patria e la religione ortodossa”. Anche in Europa i cattolici e i protestanti si erano compromessi partecipando alle fucilazioni... La Chiesa romana, nel 1933, ordinò al cattolico Kaas, presidente del Zentrumpartei, di far votare per Hitler in cambio del Vicecancellierato al cattolico Von Papen. Costui, assieme al Card. Eugenio Pacelli, firmò il Concordato [tedesco, N.d.R.], in cui si ordinava ai Vescovi di giurare fedeltà al Reich. I Vescovi tedeschi indissero tridui e messe per la vittoria dei “crociati” nel 1940 contro l’URSS. Quanto alle icone russe, io ne vedo a migliaia profanate dai commercianti, che la domenica pullulano in prima fila a messa. (…) Quanto a ciò che lei chiama “anima” e “spiritualità” dei popoli, sono emozioni infantili indotte nella prima infanzia, in modo da essere evocabili emotivamente ai fini della conservazione e dell’obbedienza, obiettivo per la quale le Chiese furono inventate e finanziate da chi vuole il potere. La Chiesa ortodossa fece guerra agli ammutinati rivoluzionari che avevano abbandonato il massacro della grande guerra. Le Chiese fecero guerra al comunismo. Chi fa guerra si aspetti guerra. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”.
M.R., medico
Gentile Collega, la ringrazio per le annotazioni, che riprendo su questo sito perché mi consentono di parlare delle inaudite sofferenze che colpiscono i “piccoli”, ossia coloro la storia non la fanno ma la subiscono, soprattutto nelle situazioni di guerra, di persecuzione e di genocidio: un tema toccato anche in altri numerosi articoli della sezione “Il dolore e la cultura”.
La sua critica alle connivenze fra le Chiese e i poteri politici contiene senz’altro una parte di verità. E’ vero, per esempio, che le diverse Chiese Ortodosse, caratterizzate da uno spiccato nazionalismo, hanno talvolta favorito le tensioni anziché combatterle in nome del Vangelo. E’ vero che a volte, anche in tempi recenti, la Chiesa Cattolica si è compromessa con regimi autoritari espressi dalle classi dominanti. Ed è purtroppo vero che parte della Chiesa Evangelica tedesca appoggiò il nazionalsocialismo.
Ma è altrettanto vero che, in ogni tempo, gli uomini più coerenti e coraggiosi di queste Chiese hanno saputo andare controcorrente anche rispetto agli orientamenti delle gerarchie, pagando di persona la loro critica radicale alla violenza. Due esempi soltanto, fra quelli più noti anche nel nostro Paese: Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso durante la Messa per l’opposizione al regime militare appoggiato dalle oligarchie latifondiste; e Dietrich Bonhoeffer, figura tra le più rappresentative della Chiesa Confessante – la Bekennende Kirche, opposta alla Chiesa Evangelica ufficiale (Deutschen Christen) compromessa con il regime – imprigionato nell’aprile del 1943 e impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg il 9 aprile 1945.
Di converso, l’opposizione degli rivoluzionari russi al massacro della Prima guerra mondiale non può farci dimenticare le stragi che a loro volta, raggiunto il potere, inflissero alla Chiesa Ortodossa, e a milioni di uomini e donne innocenti, nei lunghi anni della dittatura sovietica. Per restare al periodo antecedente il secondo conflitto mondiale: prima del 1917, la comunità ortodossa russa contava circa 100.000 monaci e oltre 110.000 preti diocesani: di essi oltre 130.000 vennero fucilati tra il 1917 e il 1941; subirono la stessa sorte 250 vescovi, dei 300 esistenti nel 1917, mentre i pochi sopravvissuti furono sottoposti ad arresti e detenzioni nelle carceri e nei campi di concentramento (fonte: Russia Cristiana).
Di fronte a tante crudeltà inflitte ai deboli di entrambe le parti, concludere che “chi è causa del suo mal, pianga se stesso” è un’affermazione ideologicamente unilaterale e, mi sembra, carente di sensibilità umana nei confronti della spaventosa sofferenza che le persone più semplici e indifese hanno patito, indipendentemente dalla fede o dall’appartenenza rivoluzionaria. Ciò che questi fatti devono insegnare, semmai, è che la dimensione del male che ci abita è davvero insondabile, e può potenzialmente pervertire anche le istanze umane più giuste e più profonde.
Vengo ora, brevemente, all’articolo che ha stimolato le sue riflessioni. Niente affatto risentito, né emotivamente partigiano, ma pacatissimo, e semmai venato di una nota di meditata amarezza, voleva trasmettere il senso di due aspetti per me essenziali:
a) il dolore profondo, devastante, assoluto di quella anziana donna a veder distrutte non solo le icone, ma il centro di fede e di consolazione del suo mondo – al di là delle collusioni dei vertici della Chiesa Ortodossa col potere zarista di allora;
b) l’importanza di poter vedere – e mostrare ai più giovani – filmati storici, per trasmettere nel modo più diretto e vero possibile la complessità drammatica di molti eventi che hanno segnato il secolo scorso.
Credo che questi documenti siano straordinari per impatto comunicativo, densità emotiva e profondità simbolica: per me sono indimenticabili. E penso sarebbero utili e preziosi strumenti di riflessione anche per molti studenti, soprattutto perché insegnano che, di fronte al dolore innocente, diventa difficile esprimere giudizi storici netti e mantenere una lettura dei fatti in cui il bene sta tutto da una parte, e il male tutto dall’altra.
Questo era il senso dell’articolo, al di là delle oggettive e gravi complicità che spesso i sistemi religiosi hanno avuto, e hanno tuttora, con i poteri dominanti.
Quanto alla sua ultima tesi, che la spiritualità dei popoli sia una sorta di imprinting infantile finalizzato all’asservimento, credo che operi – ancora una volta – una semplificazione a senso unico e non renda giustizia al peso delle istanze spirituali che, nel corso dei millenni, hanno spinto tante persone intelligenti e di animo generoso ad “essere chiesa”: ma questo tema richiederebbe ben altra ampiezza di sviluppo. La rimando comunque ai numerosi articoli presenti su questo sito nella sezione “Il dolore e la spiritualità”, in cui si cerca di testimoniare – con pieno rispetto per chi operi scelte laiche o agnostiche – che, se le religioni talvolta soggiogano le persone, la fede vera può aiutarle a fare della vita un cammino ricco di umanità e comprensione.
Non ultimo, da medico laico quale sono, mi sento crescentemente interessata a studiare quanto la fede possa determinare modificazioni neurochimiche (aumento dell’attività nell’area dopaminergica, serotoninergica e opiatergica per esempio) che possono tradursi in una maggiore capacità di affrontare le avversità fisiche, come le malattie, e psichiche dell’esistenza. Il dolore che ho visto negli occhi e nel comportamento di quell’anziana donna, di fronte alla devastazione della chiesa e al rogo delle icone, mi ha fatto guardare con molto più rispetto e attenzione alla profondità delle risonanze, anche biologiche, oltre che psichiche, che la fede può evocare in ognuno.
E’ questo sentimento di rispetto e di commozione, di fronte a un dolore devastante e irreparabile, che ho desiderato condividere: da laica che cerca di non avere pre-giudizi.
Cordialmente,
Alessandra Graziottin
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