Fondazione Alessandra Graziottin onlus - per la cura del dolore nella donna Fondazione Alessandra Graziottin
Condividi su
Stampa

19/03/2014

La storia vera del dolore di Philomena


Selezione e recensione di Pino Pignatta


Guida al film
Philomena, di Stephen Frears
Con Judi Dench e Steeve Coogan


Questa pellicola è interamente percorsa, diciamo pure innervata, come linfa nel tronco dell’albero, dall’interpretazione intensa dell’attrice inglese Judi Dench, che racconta qui una potente storia tutta femminile, segnata da un dolore di ragazza, di donna, di madre, derivato e potenziato dal senso di colpa. Molti appassionati di cinema, soprattutto i più affezionati ai cosiddetti “action movie”, forse non la conoscono per nome ma la riconoscerebbero all’istante per la sua presenza nel cast degli ultimi film di 007, al fianco di James Bond, dov’è impegnata nel ruolo di “M”, la direttrice degli agenti segreti britannici al servizio di Sua Maestà. In realtà, Judi Dench è da tempo un’apprezzata attrice di teatro, che gli inglesi adorano per l’espressività marcatamente shakespeariana in pièce come Amleto e Macbeth, oltre che in numerosi altri ruoli sul grande schermo, primo fra tutti quello che le ha fatto vincere l’Oscar come miglior attrice non protagonista nella parte della regina Elisabetta I in “Shakespeare in love”.
Nel film, come dicevamo, Judi Dench è stata scelta per raccontare, con taglio cinematografico a tratti molto teatrale, una donna segnata da una lunga serie di dolori. Una catena di sofferenze che, in parte, non sono terminate. Perché Philomena esiste davvero, si chiama Philomena Lee, ha 80 anni, e la sua intera vita è una straordinaria narrazione di come una donna riesca a fare i conti con il dolore. Il film, diretto da Stephen Frears, autore anche del celebre “The Queen” sulla vita dell’attuale regina Elisabetta, racconta una storia vera partendo da un libro pubblicato in Italia, nel dicembre 2013, dall’editore Piemme. Siamo in Irlanda, nella cattolicissima Irlanda, nell’anno 1952: Philomena Lee, poco più che ragazzina, dopo una fugace relazione resta incinta. Cacciata dalla famiglia, è rinchiusa in un convento di Roscrea, nel cuore del Paese, insieme con altre ragazze-madri. Per ripagare le religiose delle cure che le prestano, prima e durante il parto, Philomena lavora nella lavanderia del convento e può vedere suo figlio Anthony appena un’ora al giorno. Per tre anni si occupa di lui tra quelle mura, fino a quando le suore non glielo portano via (senza avvisarla) per darlo in adozione, dietro compenso, a una facoltosa famiglia americana, come accadeva a migliaia di altri figli del peccato. Per anni Philomena cercherà di ritrovarlo. Mezzo secolo dopo incontra Martin Sixmith, scrittore e giornalista, responsabile della Comunicazione nel governo Blair dal 1997 al 2002, e gli racconta la sua storia. Martin la convince ad accompagnarlo negli Stati Uniti per andare alla ricerca di Anthony.
Ci fermiamo qui, senza andare oltre nell’anticiparvi altri drammatici snodi della vicenda, realmente accaduta, come testimoniano le storie personali di molte altre giovani donne nell’Irlanda di quel periodo. Ma è a questo punto, dopo la sofferenza indicibile di quando era ragazza – una sofferenza che forse soltanto le donne possono comprendere, e cioè un bambino di tre anni che ti viene strappato per sempre senza sapere dove finirà – che s’innesta l’altro grande dolore di Philomena: perché da allora non c’è stato giorno in cui non abbia pensato al suo bimbo, senza abbandonare il sogno di ritrovarlo. E senza immaginare che, dall’altra parte dell’oceano, anche suo figlio, che nella nuova “vita” si chiama Michael Hess ed è diventato (nella realtà!) un rinomato avvocato nello staff del Presidente degli Stati Uniti, la sta a sua volta cercando. In questa ricerca al fianco e per conto della madre naturale, lo scrittore Martin Sixmith porta alla luce segreti, ipocrisie e soprusi occultati per anni, e annoda le vicende di due anime separate quasi dalla nascita e spinte l’una verso l’altra da un amore che continua a rincorrersi, nonostante difficoltà e menzogne scientemente messe in campo dall’ambiente cattolico irlandese per evitare che madre e figlio potessero ritrovarsi.
Il più evidente, e per certi versi sorprendente, risultato di questa vicenda umana, diventata un film candidato all’Oscar 2014 come miglior pellicola (anche se a nostro giudizio la nomination sarebbe dovuta andare direttamente a Judi Dench come migliore attrice protagonista), è che Philomena, nonostante l’immenso dolore che le hanno causato il comportamento e le reticenze delle suore irlandesi, non ha perso la fede. Un mese fa, all’inizio di febbraio, ha voluto incontrare Papa Francesco, che l’ha ricevuta in Vaticano. «Adesso sono libera dalla vergogna che mi sono portata addosso per decenni», ha detto Philomena dopo l’incontro. «Mi hanno fatto sentire colpevole per buona parte della vita per aver partorito senza essere sposata. Incontrando Francesco ho capito che i miei peccati erano perdonati. Finalmente mi sento bene ».
Il governo irlandese, corresponsabile con la Chiesa delle adozioni, sembra molto prudente nel riconoscere le proprie responsabilità. Sono passati anni, ma alcuni archivi restano inaccessibili. Sono circa 60 mila i file di cui il Philomena Project e l’Adoption Fight Alliance chiedono l’apertura: vi sono conservate le vite rubate di tante donne e dei loro figli. «Credo che Papa Francesco sarà con me nella lotta per aiutare migliaia di madri e bambini che cercano la verità», ha aggiunto Philomena dopo avere parlato con il Papa. «Ma non mi sento più responsabile: ero molto giovane all’epoca, è andata com’è andata. All’inizio, quando sono uscita dal convento, ero delusa, arrabbiata, ferita, triste. Mi sono anche allontanata per un po’ dalla fede. Ma non avrei potuto vivere 62 anni con rancore. Sono diventata infermiera in un ospedale psichiatrico e lì ho conosciuto le sofferenze e il dolore di tante persone, un dolore anche più feroce del mio, e questo mi ha aiutata».
Ovviamente anche il regista Stephen Frears ha conosciuto la vera Philomena. Molti gli elementi che l’hanno incuriosito, in particolare che si tratta di una storia dalle tinte drammatiche attenuate (per via di sfumature che non vogliamo anticiparvi) da una specie di commedia romantica: una storia piena di tristezza e insieme di gioia. Frears ha incontrato Philomena Lee e ricorda la sua presenza sul set durante alcune scene girate nella lavanderia del convento, proprio quello dove fu rinchiusa. Racconta il regista: «Le ho detto: forse lei non dovrebbe stare qui. Immagino che abbia passato tutta la vita a cercare di dimenticare questo posto. Ma Philomena è una persona incredibile. Impossibile immaginare che abbia affrontato delle prove così difficili. Non fa mai la vittima, non mostra i segni di ciò che ha dovuto subire. E’ eccezionale, una donna sincera, franca, diretta».
L’impressione immediata che si deposita all’uscita di questo film è un fastidio insopportabile per le asprezze e le posizioni fondamentaliste di tanta parte del cattolicesimo, che sono state (e in certi casi sono ancora) in grado di fare male, di lasciare i segni sulla pelle, come un ferita che brucia. Ma allo stesso tempo si percepisce la serenità che può derivare dal perdono, ammesso che una donna sia illuminata come Philomena Lee, convintamente interpretata dalla recitazione di Judi Dench. Il tema principale, come giustamente ha detto Jeff Pope, co-sceneggiatore di questo film insieme con Steeve Coogan, lo stesso attore che recita il ruolo di Martin Sixmith, «è il trionfo dell’animo umano: malgrado le sofferenze patite, il cuore di Philomena resta pieno d’amore». E’ quasi impossibile crederci. Ma non è un film: nella realtà è accaduto questo.

top

Parole chiave:
Cinema - Dolore - Madri adolescenti - Nostalgia - Rapporto mamma-bambino

Stampa

© 2014 - Fondazione Alessandra Graziottin

FAIR USE: Il contenuto di questo lavoro è a libera disposizione per il download, la stampa e la lettura a titolo strettamente personale e senza scopo di lucro. Ogni citazione per finalità didattiche e/o scientifiche dovrà riportare il titolo del documento, il nome dell'autore (o degli autori), i dati del libro o della rivista da cui il lavoro è tratto, e l'indirizzo del sito (www.fondazionegraziottin.org).

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico