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05/03/2013

Un ultimo valzer per vincere la tristezza (Maurice Ravel, La Valse)


Proposte di ascolto di Pino Pignatta


Maurice Ravel
La Valse (Mouvement de valse viénoise)
Orchestre Philharmonique de Radio France; Myung-Whun Chung, direttore


Come ci è capitato in altre occasioni, la scelta di questo video, tra i tanti disponibili, è stata calibrata anche sulla regia, sulle inquadrature, sui primi piani dei professori d’orchestra, sulle sottolineature visuali di ogni singolo strumento: prima i contrabbassi, poi il fagotto, il clarinetto, i flauti. Perché questa pagina del compositore francese Maurice Ravel, che abbiamo già incontrato per il Concerto in sol, “vive” di suggestioni strumentali, di provocazioni ritmiche. E’ su questi ingredienti – colore e sapore di archi, fiati, persussioni, timpani, triangolo, tam-tam – che Ravel ha costruito “La Valse”, lasciando sul pentagramma due versioni: un poema coreografico per un organico strumentale molto ricco, dove esibisce e conferma le straordinarie qualità di orchestratore, eseguibile sia in forma di concerto sia come balletto; e una partiturta per pianoforte solo, che è in realtà la prima versione, sia pure intesa come brogliaccio per la stesura sinfonica.
Il progetto di una composizione per orchestra, anzi, di una vera e propria apoteosi su temi di valzer, aveva accarezzato a lungo Ravel. Ma per indurre il compositore francese a dare forma definitiva al progetto, fu decisivo l’interessamento del russo Sergej Pavlovič Djagilev – impresario teatrale dei “Ballets Russes”, una sorta di anfitrione per i compositori all’inizio del XX secolo – che nel 1919 chiese a Ravel un nuovo balletto: il primo era stato “Daphnis et Chloé” (è stupendo, ascoltatelo). La partitura della Valse contiene una nota di Ravel deliziosa, assai indicativa per comprendere il significato del lavoro, e in un certo senso perfetta dal punto di vista musical-terapeutico: «Nembi turbinosi lasciano intravedere a sprazzi delle coppie di danzatori. A poco a poco essi si dissipano e si distingue una sala immensa popolata di una folla vorticosa. La scena diventa sempre più luminosa e al fortissimo il bagliore dei candelieri giunge al massimo splendore. E’ un ballo imperiale che si svolge verso il 1855».
Raramente esistono appunti dei compositori, a margine delle opere, più illuminanti di questi. Ravel, in poche righe, ci dà il senso del suo pezzo e non ci sono esegesi colte o volumi di musicologia critica che possano essere più precisi di questo pensiero, capace di guidarci, dalla prima all’ultima nota, alla comprensione di questo poema coreografico per orchestra (o per pianoforte). E possiamo dire che i “nembi turbinosi” sono perfettanente visibili, quasi dipinti su tela, nella versione per pianoforte solo e nell’intepretazione, forse irraggiungibile, di Glenn Goluld: il quale tuttavia, da inguaribile eccentrico, riteneva che la versione pianistica di Ravel fosse mediocre, e quindi preparò lui stesso una propria trascrizione, virtuosistica, che secondo Piero Rattalino «risente dello stile di Liszt». Colpisce immediatamente l’inizio nel registro grave. E anche che il fatto Ravel sviluppi i temi lentamente, quasi con incertezza, come una farfalla che stenta a uscire dal bozzolo e a dispiegare le ali, per arrivare poi a un volo pieno e liberatorio, che nella musica della Valse significa approdare finalmente al pieno slancio del turbine ballettistico.
La danza ha attraversato l’opera di molti musicisti del primo Novecento: Debussy per cominciare, tanto Prokofiev, tantissimo Stravinsky. E appunto la nascita della Valse – capolavoro di gioiosa musicalità, a tratti irresistibile per la capacità di trascinarti nel vortice d’un idealizzato ballo di corte viennese, con tempo di valzer riconoscibilissimo, ma innervato costantemente da tensioni armoniche nuove – è merito di Djaghilev, che in un primo momento, quando ricevette la partitura, la rifiutò. Fu poi Ida Rubinstein a metterla in scena in forma di balletto il 20 novembre 1928, all’Opéra di Parigi, con un’accoglienza entusiastica, anche se la prima esecuzione aveva avuto luogo in forma di concerto il 12 dicembre 1920, con l’Orchestra Lamoureux di Parigi. Da allora, dicono gli esperti (ma è vero, si percepisce attraverso i brividi musicali che trasmette la composizione, con ondate di sonorità quasi inebrianti), la Valse ha la funzione di un “tonico” piuttosto efficace, in sala concerto come su disco, per il potere di accontentare tutti i tipi d’ascoltatore, che possono scoprire le meraviglie timbriche e armoniche della raffinata tavolozza di Ravel, oppure lasciarsi semplicemente andare al suo effetto trascinante.
Non solo. Ancora una volta (e di esempi ne troveremo tanti) la musica può avere un effetto terapeutico a partire dal creatore stesso delle note. Ravel, infatti, scrisse questa musica durante l’inverno 1919-1920, nel villaggio di Lapras, in Ardèche, dove si era stabilito a casa d’un amico per riprendersi da un indebolimento fisico e morale in cui era caduto dopo la guerra e la morte della madre («Sono terribilmente triste. Soffro sempre più», scriveva nel dicembre 1919). In quelle condizioni si dedicò con entusiasmo alla composizione e scrisse “La Valse”. Dunque, prima reazione alla malattia e alla depressione: non la composizione di una pagina depressiva o malinconia, ma il suo esatto contrario. Ravel stringe i denti e stempera il suo “buio”, interiore ed esteriore, tra mille colori strumentali, tra passi di valzer, tra magma armonici in continua eruzione, musica sfolgorante e vorticosa, un mondo sfavillante che riappare per un istante dalle nebbie del passato (la gloriosa Austria imperiale), una gioia di vivere in luogo del grigio e della sofferenza di quei giorni.
Già nel 1910 Ravel aveva reso omaggio alla danza viennese con le “Valses nobles et sentimentales”, eleganti e delicate: ma la bufera e il dolore della prima guerra mondiale avevano spazzato via quelle atmosfere, tornando sulle quali Ravel non poteva più ricalcare la leggerezza affettata dei valzer di Johann Strauss jr, ma doveva per forza fare posto ad angoscia e tormento esistenziale, com’è evidente dalle novità del tessuto armonico rispetto alla tradizione viennese classica, quella dell’imperatore Francesco Giuseppe e degli Strauss. Il compositore francese stesso, che per le “Valses nobles et sentimentales” aveva invocato «il piacere delizioso e sempre nuovo d’una occupazione inutile», sottolinea questa tensione oscura della Valse descrivendola come un «turbinio fantastico e fatale». Ha scritto Mauro Mariani, docente di Storia ed Estetica musicale presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma: «Il sussurrare misterioso dell’inizio, col suo fremito sordo che pulsa sotterraneo ma chiaramente avvertibile, indica che sta per venire alla luce qualcosa di luminoso: ma allo stesso tempo c’è un senso d’inquietudine, serpeggia l’ombra del dubbio. Ecco che, dopo parecchi tentativi d’emergere dalla bruma, il tema appare: è leggero, frivolo e frizzante e porta con sé un senso di felicità. Con movenze feline e voluttà cromatiche questo tema sale, scoppia e trionfa, poi cade, si dissolve, riappare ancora più esasperato, sale di nuovo in un frenetico crescendo fino al più parossistico fortissimo. Allora lo scatenamento orgiastico del ritmo e il bagno voluttuoso di suoni s’impossessano irresistibilmente dell’ascoltatore».
Insomma, questo è il lato demonico della Valse, che traspare con più forza dalla versione pianistica di Ravel e nella lettura gouldiana, intarsiato all’interno di un lavoro ricco di miniature timbriche, giochi di sonorità, prove di maestria orchestrale, nel senso proprio della sapienza tecnica nella fattura strumentale.
Buon ascolto.

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Per approfondire l'ascolto

1) Maurice Ravel
La Valse – Aborada Del Gracioso – Bolero
Berliner Philharmoniker; Herbert von Karajan, direttore (Emi Classics, disponibile anche su iTunes)

2) Maurice Ravel
Daphnis et Chloe – La Valse – Pavane pour une infante défunte
L’Orchestre Symphonique de Montréal; Charles Dutoit, direttore (Decca, disponibile anche su iTunes)

3) Maurice Ravel
Orchestral Works
Royal Philharmonic Orchestra; André Previn, direttore (Emi Classics, disponibile anche su iTunes)

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Parole chiave:
Balletto - Depressione - Felicità - Malattia - Musica - Strumenti musicali

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