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24/10/2014

Diagnosi prenatale, il metodo più precoce è la villocentesi


Prof.ssa Alessandra Graziottin
Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


“A luglio ho scoperto di essere incinta. Le ecografie erano a posto. Su consiglio del ginecologo, non ho fatto il bitest e la translucenza nucale, e ho optato per l’amniocentesi. Esito: sindrome di Down. Mi è crollato il mondo addosso. Ho deciso di interrompere la gravidanza: l’esperienza del parto abortivo è stata devastante, dopo due mesi sono ancora traumatizzata. Ho fatto un colloquio con un genetista: il mio cariotipo e quello di mio marito sono normali. Ci sono altri esami da fare? Ho molta ansia e paura per una prossima gestazione: non vorrei più fare l’amniocentesi ma la villocentesi, che però è spesso sconsigliata dai ginecologi. Lei che cosa ne pensa? E’ davvero così pericolosa? Grazie”.
Emanuela S.

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Gentile Emanuela, mi dispiace davvero per questa traumatica esperienza. Il genetista dovrebbe avere già valutato l’opportunità o meno di altri accertamenti. In una futura gravidanza, il consiglio più concreto è di scegliere la villocentesi, senz’altro più precoce. In mani esperte non è rischiosa.
Il miglior specialista italiano è il professor Bruno Brambati, di Milano, che lavora privatamente.
La villocentesi consiste nell’aspirazione di una piccola quantità di villi coriali, che costituiscono la parte embrionale della placenta. Il metodo si basa sulla considerazione che il trofoblasto (che, fra l’altro, dà origine alla placenta) e il feto originano dal medesimo tessuto.
Auguri di cuore!

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Parole chiave:
Diagnosi prenatale - Gravidanza

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