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08/03/2013

Lichen sclerosus, come l'ho superato




Ho 50 anni, e per molto tempo ho dovuto convivere il lichen sclerosus senza che nessuno riuscisse a fare una diagnosi corretta e a darmi una terapia efficace. All’inizio era “solo” un forte prurito all’entrata della vagina, che dal mio ginecologo di allora fu interpretato genericamente come un’infiammazione della pelle conseguente a un’igiene intima troppo aggressiva. Il cambio di detergente, però, non diede alcun frutto e poco per volta il prurito si aggravò, con un’importante novità: adesso si vedeva anche un danno obiettivo alla pelle, che era come gonfia e desquamata e, talvolta, con dei piccoli taglietti che mi facevano un gran male. Inutile dire che anche i tentativi di fare l’amore mi procuravano dolore, al punto che a un certo punto con mio marito finimmo per limitarci ai soli “preliminari”, che però… non preludevano più a niente!
Per un po’ di tempo ho accettato di convivere con questa situazione: avevo male, avevo prurito, a volte persino a urinare, ma stringevo i denti e tiravo avanti. Un giorno, però, un’amica mi ha fatto una domanda che, nella sua apparente banalità, mi ha aperto gli occhi: «Ma è vita, la tua?». L’ho guardata e sono scoppiata a piangere: no, che non era più vita! Perché dovevo continuare a star male, e rinunciare a credere che ci potesse essere qualcuno capace di curarmi? Così mi sono documentata su Internet, e ho trovato questo sito, che parla delle donne, del loro dolore e delle difficoltà che spesso incontrano a ricevere cure adeguate. Mi sono fatta coraggio, e ho preso un appuntamento con la dottoressa Graziottin. Sin dalla prima visita, la mia speranza non è stata tradita: ascoltando la mia storia e visitandomi accuratamente, la dottoressa ha capito che soffrivo di una malattia che non avevo mai sentito nominare, il lichen sclerosus.
La dottoressa mi spiegò che il lichen sclerosus è una patologia cutanea, in genere su base autoimmune, in cui la mucosa del vestibolo vulvare e della vagina si presenta sottile, biancastra e atrofica, come in una specie di invecchiamento precoce. I sintomi sono il prurito, il gonfiore e il dolore, proprio come stava capitando a me. La secchezza poi si aggrava perché il dolore che si prova ai tentativi penetrazione azzera la lubrificazione vaginale, innescando un circolo vizioso che può portare a un vero e proprio evitamento sessuale.
La terapia – applicazioni locali di testosterone propionato – ha migliorato in modo netto le mie condizioni: in quattro mesi ho avuto un cambiamento tale da sentirmi rinata. Per l’igiene intima quotidiana, invece, mi ha consigliato degli impacchi di olio di germe di grano, che è un emolliente per nulla aggressivo.
A tutte le donne che potrebbero avere il mio stesso problema dico di non arrendersi: se il primo medico non è quello giusto, non scoraggiatevi e continuate a cercare il professionista che fa per voi. Perché il lichen sclerosus – questo sconosciuto dal nome veramente strano – non è una malattia incurabile, ma una patologia che, con le terapie giuste, può guarire davvero in pochi mesi!
Ciao a tutte, con tanto affetto.
Roberta G.

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Parole chiave:
Dispareunia - Lichen sclerosus - Secchezza vaginale - Secchezza vulvare - Testosterone

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico