Il brano che proponiamo, tratto dal celebre romanzo di Boris Pasternàk (che racconta la storia di un giovane medico-poeta per un periodo che, a partire dai primi del Novecento, copre i trent’anni cruciali della Russia), parla dell’addio tra Jurij Andrèeviĉ Živago e Larisa Fëdorovna Antipov, amanti e rispettivamente protagonista e personaggio femminile principale dell’opera.
Siamo tra i boschi degli Urali e il dottor Živago, percorrendo quei luoghi per l’ennesima volta, all’imbrunire, sta per tornare a casa, a Varýkino; stavolta con l’intenzione di confessare a Tonja il proprio tormento.
Solo pochi mesi prima, nella sala della biblioteca comunale della non distante Jurjatin, illuminata da un bel sole di primavera, Jurij Andrèeviĉ, vista, di scorcio, la Antipov (la crocerossina incontrata nell’ospedale militare) e, copiato il curioso indirizzo (“Via Kupèĉeskaja, di fronte alla casa con le statue”) dalla richiesta dei volumi da lei consultati, si decideva, alcuni giorni dopo, di andarla a cercare.
Poi i loro incontri intensi e proibiti tra paesaggi, condivisioni, grande affinità; quindi la prova cocente del distacco: schiacciato dal peso della colpa per aver tradito e ingannato la moglie, una mattina, mentre fuori piove, Jurij comunica a Lara la difficile decisione di porre fine alla loro storia; lei, incurante di sé, si preoccupa solo di tranquillizzare lui, ma il suo dolore, messo da parte e tenuto a distanza, come se non la riguardasse, si fa visibile attraverso le lacrime inconsapevoli e silenziose che scorrono sul suo volto, immobile e quasi inanimato. Ancora una volta, come in altre memorabili pagine di questo capolavoro, la Natura si compenetra all’uomo: con un linguaggio figurato efficacissimo, le lacrime di Lara (spogliatasi della naturalità del proprio sentire) sono paragonate alla pioggia del cielo che, come sostanza “altra”, scivola sui volti di pietra delle statue della inquietante casa grigia di fronte.
Molteplici i volti del dolore: c’è il dolore di Živago, il quale, prostrato dal rimorso per il male agito e combattuto (il problema complesso e sempre attuale dell’agire morale) tra il profondo amore per Lara e i valori altrettanto importanti della fedeltà coniugale, della memoria, dell’integrità, abbraccia, con sofferenza, la decisione ritenuta giusta e prioritaria; c’è il dolore di Tonja, che non sa e che non riesce a darsi pace per l’inquietudine del marito; c’è l’immagine struggente, generosa e avvolgente di Lara (che, per tanti aspetti, sembra riprodurre il modello della donna russa tradizionale), il cui dolore silenzioso del perdere (“il loro era un grande amore” – scrive Pasternàk) è superato dall’eroico desiderio del dare e la cui docilità nei confronti del destino trova nella forza d’animo, e nella voglia di ricominciare sempre, il più potente e disarmante contrappeso.
Non possiamo infine non accennare al valore delle lacrime che, specie nella sofferenza, si rivelano preziose per alleggerire, proteggere e rigenerare l’anima, nonché alla forza dei grandi sentimenti che, oggi come allora, continuano ad essere il motore della vita.